Inserito da: ellepizeta | Luglio 7, 2008

L’Isola delle Storie

Giulio Scarpati e noi 5Siamo state a Gavoi, al festival letterario della Sardegna, il Nostro Festival!

Siamo partite quasi all’alba di sabato, per alcune di noi non è stato facile alzarsi presto ed affrontare il viaggio, ma ne è valsa la pena.

La 131 è scorrevole e nonostante il caldo torrido, il viaggio è stato piacevole.

Il paesaggio giallo estivo si alternava al verde cupo della macchia, via via che si saliva verso la montagna.

Finalmente lo svincolo per Ottana, scempio nel deserto di Pratobello, imperitura vergogna di una politica poco lungimirante e poi, dopo l’ultima curva, Gavoi arroccata sul monte e variopinta dei suoi balconi fioriti e dei cortili giardino, frutto di una sensibilità senza uguali, Gavoi un paese in festa che racconta le storie di noi tutti, Gavoi l’Isola delle Storie, che, non so se lo avete capito, siamo tutti noi, noi sardi che abbiamo voglia di aprirci al mondo.

Ciò che salta subio agli occhi è la perfetta sintonia tra la gente comune e lo staff dell’organizzazione vera e propria: tutti concorrono alla riuscita dell’evento.

Allora, come è capitato a noi, ti commuovi nel partecipare al reading con Uri Orlev, amatissimo autore per ragazzi e constatare che la cultura non ha età e che, laddove la cultura percorre trasversalnete tutte le condizioni sociali, là c’è civiltà, quella civiltà che a Gavoi si è respirata quando Giulio Scarpati ha magistralmente interpretato ‘Eduard e Dio’ di Milan Kundera.

In quel momento mi è venuto in mente un altro Grande, che ha fatto dell’uso pubblico della letteratura, una teoria di vita che gli è costata la prigionia.

Vi riporto, qui sotto, un passo fondamentale :

La condizione che chiamiamo esilio

[…]

Eppure dobbiamo parlare ; e non solo perché la letteratura, come i poveri, è notoriamente portata a prendersi cura dei propri figli, ma più ancora per via di un’antica e forse infondata convinzione, secondo la quale se i padroni di questo mondo avessero letto un po’ di più, sarebbero un po’ meno gravi il malgoverno e le sofferenze che spingono milioni di persone a mettersi in viaggio. Poiché non sono molte le cose in cui riporre le nostre speranze di un mondo migliore, poiché tutto il resto sembra condannato a fallire in un modo o nell’altro, dobbiamo pur sempre ritenere che la letteratura sia l’unica forma di assicurazione morale di cui una società può disporre; che essa sia l’antidoto permanente alla legge della giungla; che essa offra l’argomento migliore contro qualsiasi soluzione di massa che agisca sugli uomini con la delicatezza di una ruspa – se non altro perché la diversità umana è la materia prima della letteratura, oltre a costituirne la ragion d’essere.

Dobbiamo parlare perché dobbiamo dire e ripetere che la letteratura è una maestra di finesse umana, la più grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina; dire e ripetere che, ostacolando l’esistenza naturale della gente a imparare le lezioni della letteratura, una società riduce il proprio potenziale, rallenta il ritmo della propria evoluzione e in definitiva, forse, mette in pericolo il suo stesso tessuto. Se questo significa che dobbiamo parlare di noi, tanto meglio: non già per noi stessi, ma forse per la letteratura.

Iosif Brodskij, Dall’esilio, Adelphi, Milano 1988, pp.14-15

Loriana Pitzalis


Risposte

  1. [...] sconosciuto: [...]


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