Forum letterario

Chiunque desideri consigliare un libro o un autore, parlare di libri, letteratura o altro ancora,  potrà farlo scrivendo nella sezione dedicata ai commenti, qui sotto.

Grazie e buona lettura!

Risposte

  1. McCarthy Cormac, “Sunset limited”, Supercoralli, Einaudi,1999.

    Quella mattina Bianco ha tentato di uccidersi, Nero l’ha salvato prima che si gettasse sotto la metro. Ora i due uomini sono in un piccolo appartamento di New York, seduti intorno al tavolo di una modesta cucina. Sul tavolo una Bibbia. Attraverso il loro dialogo, lentamente emergono le loro convinzioni e il loro passato, da prospettive, lingue e colori antitetici, fra picchi di comicità e abissi di disperazione. Non ci sono approdi, prese di posizione, risposte. C’è solo una domanda: che cosa ti divide dal tuo “sunset limited”?
    Dopo “La strada” un altro capolavoro dello scrittore americano.
    Da non perdere.

  2. Tutto di Raymond Carver, iniziando da “Cattedrale”.
    I dodici racconti che compongono questa raccolta, uscita originariamente nel 1983 e finalista al premio Pulitzer, costituiscono la quintessenza dello stile di Carver, e lo hanno definitivamente consacrato come uno dei maestri della short story del Novecento.

    Carver è un artista che nel suo profondo e impellente bisogno di esprimersi ha messo a nudo quella necessità interiore, propria di ogni uomo, tesa alla salvezza.

    “Mi interessa la poesia che parla di grandi questioni,
    questioni di vita e di morte, sì, e la questione di come stare al mondo”
    [ raymond carver ]

  3. Muriel Barbery, L’eleganza del riccio, Edizioni E/O, 2007

    Tra tutti i libri letti quest’anno, quello che senza dubbio mi è rimasto ‘dentro’, è senz’altro ‘L’eleganza del ricco’ di Muriel Barbery.

    Si tratta di una raffinata commedia francese che è diventata, grazie ad un incredibile passaparola, il caso letteario francese del 2007.
    In un elegante palazzo dell’elitè parigina, dalla sua guardiola, Renée osserva la lussuosa e vacua esistenza dei condomini.
    Lei appare agli occhi di tutti, come la portinaia sciatta, grassa e teledipendente, mentre, a loro insaputa, è una colta ed ecclettica autodidatta.
    Poi c’è Paloma, la dodicenne geniale, figlia di un ministro ottuso, che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita proprio il giorno in cui compirà il suo tredicesimo compleanno. Fino a quella data continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre, come tutte le sue coetanee.
    Entrambe vivono in incognito la loro vera essenza finchè, grazie al signor Ozu, non si incontano…

  4. Vorrei prima di tutto ringraziarvi per avermi coinvolto in quest’avventura per me nuova. Sono sicuro che il confronto tra di noi sarà vero per fare finalmente qualcosa di nuovo.
    Mi permetto di segnalare un libro che mi ha colpito:
    “La parete” – Marlen Haushofer

  5. Passeggiando sul web, guardate cosa ho trovato:

    http://www.bookchannel.it/

    La Tv dedicata ai libri e al piacere di comprarli…

    Buona visione a tutti!

  6. Se amate la lettura non potete fare a meno dei racconti di Agota Kristof soprattutto del bellissimo “ Trilogia della città di K”.

  7. Dimenticavo
    La macchia umana di Philip Roth

    imperdibile

  8. Verissimo Antonio, La trilogia è davvero un libro straordinario ma difficile: difficile perché è complesso, difficile perché colpisce durissimo e nel profondo. L’autrice esprime una freddezza allucinante nei confronti delle brutture della vita e della guerra in particolare, affonda la lama più e più volte senza aver paura di ferire il lettore, sembra anzi che voglia farselo complice. Ho trovato geniale l’intreccio narrativo e chi legge ha sempre il dubbio di quale sia l’effettiva realtà. Anche lo stile di lettura risulta perfettamente intonato al contesto: è essenziale non c’è nemmeno un nome di città, solo le iniziali. E’ uno stile freddo, quasi elementare nella sua monotonia, ma assolutamente affascinante. Insomma, tutto da leggere, senza alcun dubbio, ma non per tutti!

  9. “Un grande artista è come un fico le cui radici si protendano sottoterra per una trentina di metri alla ricerca di fogliuzze di té, cenere e vecchi stivali. L’arte prodotta appositamente per la Comunità non potrà mai possedere la qualità intima dell’arte, che è frutto della solitudine dell’artista”.

    “La nostra mente non diventa adulta finché non scopriamo che i grandi scrittori del passato, da noi trattati con condiscendenza, sono, benché morti, di gran lunga più intelligenti di noi – Proust, James, Voltaire, Schopenhauer, Donne, Lucrezio. Come li avremmo annoiati!”.

    Sono due estratti da “La tomba inquieta” di Palinuro, nome d’arte del critico letterario statunitense Cyril Connolly, che lo pubblicò nel 1944.
    Il libro è uno smilzo zibaldone, scettico acuminato e letteratissimo, resistente a riletture periodiche – con dunque la tempra dei classici.
    è disponibile presso la biblioteca comunale di Carbonia, ed è il livre de chevet ideale per quei lettori che credono ancora nella natura aristocratica della letteratura.

  10. Yankele…non sono d’accordo, ma forse ho frainteso.
    Se l’arte non venisse prodotta appositamente per la comunità, quindi per tutti coloro che vorranno goderne, che scopo avrebbe? Permettere a pochi snob di “tirarsela” forse?
    E poi cosa sarebbero i vari Proust, James, Voltaire, Schopenhauer, Donne, Lucrezio senza la massa comune che ha letto ed amato i loro libri?
    Pertanto credo che l’arte sia prodotta appositamente per la Comunità la quale possiede e percepisce, anche inconsciamente, la qualità intima dell’arte, che è si frutto della solitudine dell’artista, il quale comunque tenta disperatamente di comunicare con chi lo circonda…come?, attraverso l’arte.

    Meditate gente…meditate…

  11. Rispondo ai due interventi precedenti con due estratti di
    Iosif Brodskij, Dall’esilio, Adelphi, Milano 1988

    ‘La condizione che chiamiamo esilio’

    […]
    Eppure dobbiamo parlare ; e non solo perché la letteratura, come i poveri, è notoriamente portata a prendersi cura dei propri figli, ma più ancora per via di un’antica e forse infondata convinzione, secondo la quale se i padroni di questo mondo avessero letto un po’ di più, sarebbero un po’ meno gravi il malgoverno e le sofferenze che spingono milioni di persone a mettersi in viaggio. Poiché non sono molte le cose in cui riporre le nostre speranze di un mondo migliore, poiché tutto il resto sembra condannato a fallire in un modo o nell’altro, dobbiamo pur sempre ritenere che la letteratura sia l’unica forma di assicurazione morale di cui una società può disporre; che essa sia l’antidoto permanente alla legge della giungla; che essa offra l’argomento migliore contro qualsiasi soluzione di massa che agisca sugli uomini con la delicatezza di una ruspa – se non altro perché la diversità umana è la materia prima della letteratura, oltre a costituirne la ragion d’essere.
    Dobbiamo parlare perché dobbiamo dire e ripetere che la letteratura è una maestra di finesse umana, la più grande di tutte, sicuramente migliore di qualsiasi dottrina; dire e ripetere che, ostacolando l’esistenza naturale della gente a imparare le lezioni della letteratura, una società riduce il proprio potenziale, rallenta il ritmo della propria evoluzione e in definitiva, forse, mette in pericolo il suo stesso tessuto. Se questo significa che dobbiamo parlare di noi, tanto meglio: non già per noi stessi, ma forse per la letteratura.
    pp. 14-15

    “ Un volto non comune”
    Discorso per il premio Nobel

    […]
    Io non chiedo che si sostituisca lo Stato con una biblioteca – benché quest’idea abbia più volte visitato la mia mente – ma per me non c’è dubbio che, se scegliessimo i nostri governanti sulla base delle loro esperienze di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici , ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra…Già per il fatto che il pane quotidiano della letteratura è proprio l’umana diversità e perversità, la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi già noti o ancora da inventare – di dare una soluzione totalitaria di massa, ai problemi dell’esistenza umana. Come polizza di assicurazione morale, quanto meno la letteratura dà molto più affidamento che un sistema religioso o una dottrina filosofica. […] pp.52-53

    E’ ‘alta’ la letteratura che riesce a penetrare l’animo umano . Anche quello di chi, senza alcuno strumento culturale si commuove nel sentir leggere Dante o i Classici.
    Che poi ci sia spazio per chi ritiene che la cultura sia monopolio di pochi, è fuor di dubbio, altrettanto spazio però si accordi anche a chi, umilmente, non ha nessuna velleità letteraria, ma vuole diffondere l’amore per la lettura perchè la ama visceralmente e la rispetta.

  12. E brava ellepizeta, non avresti potuto torvare migior ambasciatore, grande Brodskij…
    …del quale consiglio la lettura de “Le fondamenta degli incurabili”, sempre per quelli dell’Adelphi. Una chicca da non perdere, sopratutto per chi ama la città di Venezia.

  13. Non concordo con Brodskij sul fatto che la letteratura sia maestra di finesse.

    Lo è incidentalmente, ma non in virtù del suo proprio valore – quel valore, per intenderci, che fa di Tolstoj un romanziere più grande di Garcia Marquez o della Torah un libro più complesso del Corano – …non in virtù del suo proprio valore, dicevo, ma delle due sole cose che effettivamente la lunga pratica della lettura regala alla vita: il silenzio e la solitudine.

    Di per sé la letteratura non ci rende migliori; non fa di noi delle persone più civili, o virtuose o responsabili; Omero non ha mai reso nessuno eroico, così come nessuna commedia e nessun poemetto hanno mai risolto i problemi esistenziali di nessuno; ma insegnandoci l’introspezione la letteratura permette una lenta evoluzione coscienziale, che è il meglio che si possa augurare al lettore comune e all’uomo in genere.

    Quanto all’aristocrazia della letteratura, credo effettivamente di essere stato frainteso.
    L’aristocrazia della letteratura è una questione indipendente dal lettore; un’aristocrazia puramente estetica. Da questo punto di vista, che Proust o Schopenhauer abbiano milioni o anche un solo lettore, nulla cambia.

    La letteratura è un’arte, che come la pittura e la musica necessita di una tecnica e di un demone. Non è elitario o snob prendere atto che ci sono artisti e artisti, scrittori superbi e scrittori della domenica.
    E la letteratura non è fatta per la Comunità, come la letteratura non si impegna senza il rischio di snaturarsi e diventare un catechismo in forma di romanzo o in versi.

    Su questo punto abbraccio Brodskij: la letteratura è antitotalitaria, antidolatrica, ironica e contraddittoria;scompiglia le nostre convinzioni anziché mettere ordine(che ci provi la filosofia, se le riesce).
    Lo scrittore che scrive per la Comunità lo fa – in buona o malafede – per ammaestrarla, per far passare la sua morale attraverso la sua favola.

    Ovviamente il discorso è molto più complesso e sottile, ma non voglio prolungarmi più del dovuto. Mi scuso per lo stile sciatto e per l’abbondanza di incisi.
    Una levata di cappello e un saluto.

  14. Giuseppe Tomasi di Lampedusa aristocratico lo fu per più motivi.Tralasciamo.

    Non avrò il cattivo gusto di consigliare “Il Gattopardo” – sarebbe troppo facile.
    Mi limito alla quarta parte del romanzo, che personalmente è stata l’esperienza estetica più erotica della mia vita.

    (Al secondo posto c’è Dita von Teese che si sfila le autoreggenti durante un talk show statunitense…è tutto dire, se avete presente Dita von Teese).

  15. Il tuo secondo intervento mi trova maggiormente concorde, e credo effetivamente di averti frainteso la prima volta…ma probabilmente a causa della fonte e delle citazioni che hai utilizato.
    Non nego che mi piacerebbe poterti conoscere di persona; sono certo che si passerebbero dei bei momenti di interessantissimi scambi, davanti ad un buon rosso, che arricchirebbero entrambi.
    Nel frattempo sono felice che tu abbia scelto il nostro blog, con i tuoi interventi lo valorizzi.
    Pertanto grazie, e spero sinceramente di poterti, un giorno, incontrare.

  16. …Yankele! Io e te ci dobbiamo conoscere…mi piaci ogni momento di pù…ha haha…

  17. Yankele,
    devo proprio ringraziarti perche ci hai dato la possibilità di portare il discorso ad un livello ‘alto’ . In effetti partiamo dagli stessi presupposti quando riconosciamo il ruolo estetico della letteratura e, purtroppo, siamo spesso costretti a leggere ‘cose’ che nulla hanno a che vedere con ‘la letteratura’, basti pensare alla facilità con cui si pubblica, sebbene sia convinta dell’importanza di dare a tutti la possibilità di scrivere.
    Chiarito l’equivoco, vorrei insistere sul tema del silenzio e della solitudine.
    Sono queste due condizioni a fare dell’UOMO un GRANDE UOMO.
    Il troppo clamore confonde, le folle annientano la tua capacità di meditazione.
    Nulla di buono viene dal clamore e dalle folle urlanti.
    Chi scrive vive la propria solitudine che è quella del genere umano.
    Possiamo avere mille impegni, mille amicizie, essere idolatrati ovunque, ma quando ad un certo punto ci troviamo a fare la quadratura del cerchio, ci troviamo davanti allo specchio di noi stessi…

  18. Difatti mi conosci già.Poco, ma il tanto giusto da non lasciar cadere nel vuoto la mia ‘levata di cappello.
    Vorrà che il rosso lo terrai in fresco per lunedì prossimo. Lo terrai in fresco letteralmente, visto che sono astemio.

  19. Schopenhauer – che ho colpevolmente intercalato tra gli autori citati da Connolly – mi ha insegnato un criterio infallibile per farsi un’idea delle persone: quanto rumore sopportano o producono?
    Non voglio certo fare la morale trombona verso chi ascolta musica a tutto volume o è incapace di stare in solitudine; l’indulgenza è un’erba che va coltivata e con benefici effetti temperanti.
    (Da che pulpito, poi, dovrei tirare le orecchie a chicchessia?Sto scrivendo con un forte sottofondo di Bruce Springsteen…).

    Di certo la solitudine è il terreno da cui vien fuori il temperamento artistico – sebbene non siano mai mancati gli artisti mondani. Il libro che mi ha impresso definitivamente questa convinzione fu il trattatello “Del sublime” dello Pseudo-Longino(anche questo disponibile in biblioteca, per chi ne avesse curiosità), dove si ribadiva che il poeta nasce dall’uomo. Sembra lapalissiano, ma in questa sfumatura si colma la distanza tra
    poeti e scrittori di versi.

  20. …ma il cappello è una coppola alla “Nick Carter” con paraorecchie?
    ;-)

  21. Nick Carter per me è una carneade, ma se pure lui indossa il basco, buon pro gli faccia.

  22. http://www.nickcarter.it/

  23. Max Bunker non era invischiato con Alan Ford?
    A dirla così, sembra di parlare in carbonaro.

    Sul primo passo, lunedì chiedi a chiunque porti il basco che cosa ne pensa del XXXesimo canto dell’Inferno.
    O c’è parecchia gente a pensarne qualcosa, oppure beccherai me.

  24. Yesss, Nick Carter appartiene al grande Bonvi, vedi che qualcosa te la ricordi? Comunque promosso.
    …eeeee vabbé…andiamo sul pesante, XXX dell’inferno…ci stò, ma credo comunque che sarai l’unico a portare il basco lunedì, per cui… ;-)

  25. …ma ridiamo tono alla conversazione letteraria – senza pigliarci troppo sul serio.

    C’è una categoria di libri che ho battezzato kaffetiscbuch – in tedesco, per onorare l’abitudine viennese di leggere nelle kaffehaus
    .
    Il kaffetischbuch è un volumetto che si può infilare nella tasca interna delle giacche o nel borsello a tracolla per essere letto brano a brano, anche in più volte, al tavolino del caffé.

    In linea con l’atmosfera rilassata e di socievole solitudine delle caffetterie, il kaffetischbuch è solitamente un libro di piacere, non impegnativo, probabilmente in prosa (la poesia richiede una concentrazione diversa da quella che si forma intorno a un cappuccino).

    Tra i miei preferiti citerei almeno i “Racconti di Odessa” di Isaac Babel’ e la raccolta di biografie brevi “Ritratti in miniatura” di Giles Lytton Strachey.

    Voi con quale kaffetiscbuch andreste a fare colazione?

  26. Io andrei a colazione con il Breviario per nomadi di Vanni Beltrami, e, a dire il vero, mi capita di avere la sua compagnia da ameno due anni a questa parte.
    Si tratta di un piccolissimo volumetto della collana Conchiglie della Biblioteca del Vascello.

    Forse perchè continuo il mio viaggio che è ” il cammino che si compie per andare da un luogo ad un altro lontano dal primo”, Littrè.

    E’ un libro di riflessioni meravigliose ad opera di chi ha sperimentato la solitudine del deserto.
    Ottimo per iniziare una buona giornata!

  27. Flaubert scrisse che la lunga pratica con l’oceano rende i marinai di pochi bisogni, e qualcosa del genere osservò Chatwin sui nomadi del deserto.

    Associazioni di idee a parte, un kaffetiscbuch sapienziale ce l’ho pure io, sapienziale e sottile un mignolo: “Chuang Tzu”, di Octavio Paz, dove sono raccolte le sue versioni degli apologhi taoisti che hanno per protagonista il discepolo di Laozi.

    Com’è frequente in questo genere di letteratura – ci infilerei anche le storielle ebraiche e certi racconti di Kafka – lì per lì sembrano semplice imbastite di semplice buon senso, finché, dopo averli fatti decantare nella testa, si illuminano e la loro saggezza pervade tutto, quasi per osmosi.

    (Per carità, poi è inutile negare che anche “Playboy” ha i suoi perché – ma non è questa la sede).

  28. Finalmente è Venerdì…
    Per me la mattina è un momento particolare, il risveglio poi…
    Mi reputo una persona semplice, comune, un italiano medio insomma, e per me la tazzina di caffè appena sveglio è un rito al quale riesco difficilmente a rinunciare…riempire la mia moka, la giusta dose di caffè (col montarozzo) e d’acqua, la fiamma non troppo alta ma nemmeno troppo bassa, il rumore del caffè che sgorga, il profumo che si spande per la casa, la tazzina piena fino all’orlo del liquido nero, profumato, dolce e bollente, da sorbire lentamente, con pazienza, godendo del profumo e dell’aroma, mentre i pensieri che si affollano nella mia mente trovano il tempo di prendere una pausa e defluire nella tazzina, nel mio caffè, e di tornare in me un poco più pacati…in lento assestamento.
    …e mi piace stare da solo in quei momenti, o al limite con le persone che amo e fanno parte della mia vita, o un amico…un amico vero intendo, con il quale anche i silenzi hanno significato.
    …pertanto, dopo averci pensato su tutta la giornata, sono giunto alla conclusione un solo libro avrebbe il permesso di farmi compagnia, in quel momento, e che sono certo darebbe al mio caffè, ed ai miei pensieri in esso, quel tanto di magico che serve per poter uscire fuori ed affrontare la vita.
    Un picolo oscar mondadori dal titolo “Cento favole”, frutto della geniale penna del Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, uomo di grande intelligenza e dotato della saggezza che solo la gente semplice possiede.
    Ve ne regalo una per domattina…

    “Er somaro e el leone”

    Un somaro diceva:- Anticamente,
    quanno nun c’era la democrazzia,
    la classe nostra nun valeva gnente.
    Mi’ nonno, infatti, per avé raggione
    se coprì co’ la pelle d’un leone.
    - So’ cambiati li tempi, amico caro:
    - fece el leone – ormai la pelle mia
    nun serve più nemmeno da riparo.
    Oggi, purtroppo, ho perso l’infruenza,
    e ogni tanto so’ io che pé prudenza
    me copro co’ la pelle de somaro!

    …notte.

  29. Qui siamo nel territorio della colazione della casalinga, che esorbita dalla mia concezione del kaffetischbuch.
    Alfred Polgar disse che i caffé viennesi sono l’unico luogo in cui si può stare in solitudine, a patto di essere in compagnia. Nella colazione fatta nella propria cucina si perde questa dimensione sociale, a cui sono sensibilissimo.
    (Esiste poi un terza corrente: la lettura da gabinetto, su cui ci sarebbe da dire, tirando in ballo gente come Manzoni e Joyce).

    Stamattina ho iniziato a rileggere “Giro di vite” di Henry James, e ho concepito carnalmente la più banale delle scoperte(a patto che le scoperte si possano concepire): la lettura di un libro importante permette di poterlo poi rileggere senza le fatiche e gli impacci della prima volta. E la rilettura fa la dignità del lettore.

  30. Errata corrige: “nel territorio della colazione casalinga” e non “della colazione della casalinga”, come a voler discriminare il caffellatte delle massaie.

  31. …te l’ho detto che mi reputo una persona semplice…ma ad onor del vero, quando mi trovo a fare colazione in un locale pubblico, sia esso un caffè viennese ( dove tra l’altro in caffè fa veramente schifo, ma la Sacher compensa), o da Balia, mi piace osservare la gente [...]Io osservo. Studio comportamenti. Non mi interessano le masse, a me interessa solo la singola reazione dell’individuo. Voi esseri umani siete strane creature. [...]
    A te il compito di trovare la fonte della citazione…
    …ma oggi niente mare?

  32. Che furbo Chicco…vuoi creare aspettative…io ‘Ti’ ho letto!!!

  33. Dovrei sfogliarmi la Biblioteca di Babele per ritrovare questa citazione. Certamente non è un libro che mi è passato per le mani, altrimenti l’avrei fissata in testa.

    Flaneur da caffé era certamente Joseph Roth(“Il caffé dell’Undicesima Musa”?).
    Claudio Magris, che scrive ai tavolini del Caffé San Marco di Trieste? Non credo: la frase “Voi esseri umani siete strane creature” non è da lui.
    Mario Vargas Llosa? Di suo ho letto solamente l’ultimo romanzo, “Avventure della ragazza cattiva” – raccomandabilissimo, raccomandabilissimo, giuro! – e credo di averne intuito l’amore per i bistrot.
    Ma credo di dover gettare la spugna.

    Un aneddoto: Jean-Paul Sartre era il cliente più odiato dai camerieri di Parigi. Si sedeva al tavolino, ordinava un caffé nero e per un’intera giornata non si muoveva più di lì, intento a leggere e a scrivere.

  34. MOBY DICK – Herman Melville

    Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c’è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l’altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l’oceano.

    (Traduzione di Cesare Pavese)

  35. La linea d’ombra – J. Conrad –

    Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni.
    Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza – e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l’umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell’esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale – un po’ di noi stessi.

    (Traduzione: Dunja Badnjevic Orazi)

  36. Mi sono ripromesso di non fare come Leonard Zelig, che morì senza finire di leggere “Moby Dick”, e invece l’ho abbandonato per tre volte in dieci anni.
    Il problema nasce dal momento in cui alla narrazione si intervallano i capitoli saggistici sulla caccia alla balena. Forse ora, come lettore, sono di fibra più paziente…ritenterò.

    Dato che è un mio personale rito quello di rileggere i già citati “Racconti di Odessa” di Isaac Babel’ ogni 8 di Agosto – dunque tra breve -, riporto qui l’incipit del racconto “Nello scantinato”, nella traduzione di Franco Lucentini.

    “Ero un ragazzo bugiardo, e questo per via della lettura: la mia fantasia era sempre infiammata. Leggevo durante le lezioni, durante la ricreazione, tornando a casa, e di sera tardi sotto la tavola, nascosto dai lembi della tovaglia. Per i libri trascuravi tutto il resto: le scappate da scuola giù al porto, l’iniziazione al biliardo dei caffé della via dei Greci, le nuotate ai bagni di Lanzeron. Non avevo compagni. E chi avrebbe avuto voglia di stare con uno così?
    Una volta il nostro primo della classe, Mark Borgman, aveva tra le mani un libro su Spinoza. L’aveva appena letto, e non poteva trattenersi dallo sfoggiare la sua dottrina con i ragazzi che gli stavano intorno, raccontando dell’Inquisizione spagnola. Ma quel che raccontava non era che un dotto borbottio; non c’era nessuna poesia, nelle sue parole.
    Neanch’io potei allora trattenermi, e m’intromisi. A chi volle sentirmi raccontai della vecchia Amsterdam, dell’oscurità del ghetto, dei filosofi che sfaccettavano diamanti. Ma a quel che avevo letto nei libri aggiungevo molto di mio: non potevo farne a meno”.

  37. …ma pensa tu, proprio le parti che da bambino amavo di più’…
    Vorra’ dire che se un domani avrai bisogno di andare a caccia
    di balene…verrai con me…

  38. Le balene hanno già tanti di quei problemi…Manca loro che mi metta a fare il ramponiere.
    Senza contare che sarei improbabile come Ismaele; semmai sarei suo nipote Giacobbe (o Yankele, in yiddish).

  39. Le mie velleità letterarie si sono scontrate da tempo da una parte contro la modestia dei risultati, dall’altra con un’ideale difficile da distillare in una sola forma.
    Trascurando di mettere in mezzo il senso critico impietoso come uno specchio.

    (Una volta però – l’unica volta della mia vita – ho provato a scrivere dei versi di imitazione dantesca. Ne sono usciti otto endecasillabi. I primi sei erano veramente pessimi. Gli ultimi due, oggettivamente, non avrebbero fatto brutta figura neppure davanti al modello. L’unico mio risultato soddisfacente: due versi…un po’ poco…ma per dirla con Kavafis, ho salito il primo gradino diventando cittadino della città delle idee).

    Così non mi è rimasta che la carriera di lettore edonista. E un libro che sia lettori che autori dovrebbero leggersi come i preti fanno col breviario è “Come si legge un libro”, di Virginia Woolf (esiste un omonimo scritto da Harold Bloom).
    Sogno il giorno in cui avrò assimilato tutto quanto si trova in quei venti saggi, che andrebbero letti già solo per come sono superbamente scritti.

    In più Virginia Woolf è mia zia, dunque la mia segnalazione non è del tutto obbiettiva e disinteressata.

    Capisco che come rivelazione sia poco credibile e facilmente confutabile; ma in una mia mistificante genealogia ho voluto eleggere la Woolf e Bruce Springsteen come miei zii acquisiti. Un rocker muscoli e chitarra e una scrittrice frigida e dalle tendenze lesbiche. Non potevo scegliermeli meglio.

    - Zia Virginia, che ne pensi di “Born in the USA”?-
    - Di che è, di Henry James? -

  40. Sabato 09.08.08 alle ore 21.30, presso l’anfiteatro di Monte Sirai a Carbonia, Francesco Abate e Massimo Carlotto terranno una rappresentazione del loro romanzo “Mi fido di te”, con la straordinaria partecipazione di Moni Ovadia.
    “Le città invisibili” ci sarà, speriamo di incontrare numerosi anche gli amici che ci hanno accompagnato nei nostri “primi passi”.

    Ad maiora

  41. Andrei a invertire sottilmente la sintassi: con la partecipazione dello straordinario Moni Ovadia.
    Nuovamente il mio consiglio sarà lontano dall’imparzialità – ma d’altronde, non sono un recensore e tanto meno un critico.
    Di Ovadia vorrei fare citare almeno due volumetti che amo: l’autobiografia “Speriamo che tenga” e lo spettacolo sulla vicenda-epopea degli ebrei negli USA, “Es iz Amerike – Che vuoi farci, è l’America”.

    Chi mai volesse chiedermi in prestito il secondo è il benvenuto; sono contento di poter condividere lo spessore di questo spettacolo. Non potrò più condividere la mia copia personale “Speriamo che tenga”, perché dopo ieri sera è destinata a essere custodita in un reliquiario.
    Idolatria?Chissà che cosa ne penserebbe il buon Moni.

    Come chi lo segue sa, Ovadia è un incantevole raccontatore di storielle ebraiche, ma vorrei riportarvi un brevissimo apologo, tratto da “L’ebreo che ride”:

    “Un rabbino riceve ogni giorno un numero crescente di afflitti da ogni sorta di guai: è veramente stanco e la sua fede vacilla.
    Un giorno erano così tanti, ma così tanti, che lui fu, suo malgrado, preso dallo sgomento: – Figlioli -, disse, – ognuno di voi deponga il proprio guaio ai miei piedi.
    Ora, ciascuno di voi prenda dai miei piedi il guaio di qualcun altro -.
    In silenzio, ciascuno riprese il suo guaio e se ne andò”.

  42. Yank sei troppo di parte e non puoi fare testo, ieri sera sembravi una adolescente al concerto dei Duran Duran ha ha ha…
    A parte le burle, abbiamo potuto assistere ad uno spettacolo veramente di livello, ed Ovadia e’ stato straordinario, non da meno gli altri.
    Chi ha assistito non potra’ che confermarlo.

  43. Ovviamente non dimentico Carlotto e Abate, ma io ero nella claque ovadiana.

  44. Ho ripreso a leggere “Il processo” di Kafka – è periodo di riletture, questo.

    Secondo Bloom, il Dante e lo Shakespeare del Ventesimo secolo sono stati rispettivamente Kafka e Joyce. Ammetto che mi è più chiaro il secondo raffronto; però proprio nel pomeriggio ho notato che la particolarità del XXX canto dell’Inferno di Dante – che tacendone ho tirato in ballo altrove – la ritrovo in forma ancor più sublime ne “Il processo”.

    Qual è questa particolarità?, chiederanno i miei piccoli lettori.
    Come qualcuno disse a Cesare, taccio.
    Serve una fantasia lisergica per arrivare a risolvere l’arcano.

    Una vecchissima barzelletta, a paroposito del bardo e degli arcani.

    Shakespeare sta stendendo, alla luce brivida di un doppiere, il copione dell’Amleto, compitando a mezza voce i versi che gli salgono alle labbra.
    - “Essere…o…non…essere…Questo…è il…problema…Se sia…più…nobile…soffrire i dardi…”-
    La moglie, che lo osserva dallo stipite dello studiolo:
    - O Willy, perché dici queste parole arcane?-
    - Ar cane?! E chi se l’incula, er cane?! -

  45. …era Totti quello, non Il Bardo…

  46. Che io ricordi, Totti non ha mai pronunciato nulla di arcano. La storiella senza Shakespeare non reggerebbe, e declinarla in Totti la svaluta.

  47. L’anonimo di sopra sono io. Il computer non mi ha riconosciuto, forse perché mi son tagliato la barba.

    Ieri sera, sbirciando in discussioni a me estranee ho letto il nome Gibran citato da qualcuno – non ricordo chi e neppure controllerò, così sarà chiaro il carattere tutto accademico della mia uscita.

    Non so se altri hanno sentito con un certo disagio – disagio relativissimo: la notte dormo ugualmente – che alcuni autori e opere godono di un culto e di un’aurea decisamente eccessiva se le si misurà col metro dell’arte.

    In realtà non sono i titoli in sé a infastidirmi. è la retorica sentimentale che gira intorno a loro. Lo squilibrio tra il loro effettivo valore e il vessillo che se ne fa.

    Quelli che leggendo “Il nome della rosa” hanno decifrato tre frasette in latino e si sentono colti…
    Quelli che hanno orecchiato quel minestrone di “Così parlò Zarathustra” e “La genealogia della morale” manco sanno cosa sia…
    Quelli che leggono due sonetti di Verlaine, due pugnetti di Baudelaire, poi pigliano un bicchierino di assenzio al Caffé Etolie e si sentono dei maudit…
    Quelli che “Il piccolo principe” e “Siddharta” ha cambiato loro la vita – e vien da chiedersi come fosse prima..
    Quelli che da “La gabbianella e il gatto” hanno tratto così tante lezioni morali che neanche il Talmud…
    Quelli che non leggerebbero Dante manco sotto tortura ma hanno orgasmi multipli per le letture dantesche di Benigni…
    Peggio di tutti, quelli che si emozionano davanti ale massime di quel frescone di Coelho…

    Broch ha coniato un vocabolo che fa al caso di questo ipotetico lettore: kitschmensch.
    L’uomo kitsch.

  48. …azz amico mio, sei proprio di pessimo umore…
    Sono d’accordo con quello che hai scritto, al 85% e se riferito a certe correnti intellettuali, e non agli autori ché hai citato.

    Magari avremo modo di parlarne al prossimo incontro.
    Credo comunque che tu delle volte cprra il rischio di apparire troppo settario e snob nei confronti dei lettori ed anche molti autori, ed io che ti conosco, anche.se da poco, credo tu

  49. … Ops pardon, scrivo dal Ipod e mi sono un poco incas…
    Dicevo credo tu non lo sia affatto, potrei sbagliarmi ma non credo…e comunque non cambierebbe niente .
    Allora alla prossima, ed anche io come Geppo credo fosse Totti :-) )

  50. Pur di confezionare due libretti, hanno appiccicato con lo sputo qualsiasi freddura su quel succedaneo dei carabinieri che nel mentre è diventato Totti. La barzelletta è preesistente, mi ci gioco i didimi.

    “Cattivo umore”?La polemica non ha nulla a che vedere col fegato. è un indole intellettuale. Sul Garzanti è definita come l’esposizione provocatoria del proprio punto di vista.
    Qui vale la confusione che si fa anche tra pessimismo e tristezza, quando Buddha – il pessimista per antonomasia – è raffigurato in un perenne sorriso da corcontento, e il “salice piangente della filosofia” Schopenhauer, pessimista e feroce polemista se mai ce ne furono, sollazzava i suoi rari commensali con aneddoti e facezie.

    I miei strali vengono dalla testa, e non vanno neppure alle opere che ho citato in se stesse, quanto da quella misteriosa forza gravitazionale che attrae a esse i sentimentalismi lirici di una legione di lettori.

    Snobismo?Non so…personalmente posso leggere il Don Quixote e subito dopo Le avventure di Sherlock Holmes, e avere nella videoteca Truffaut quanto Russ Meier(e chi non lo conosce cerchi pure sulla rete, e lo metta in relazione ai miei accenni a Dita von Teese e a Playboy), l’humor inglese e l’esplicito luttazziano(e chi non mi conosce non immagina neppure quanto io possa discendere i registri umoristici).

    Il perfetto meticciato di alto e basso, di sublime e corporale, di tragico e buffonesco è uno dei miei afrodisiaci vitali, e lo snobismo alto mi è estraneo quanto quello basso – il quale però è più vicino al mio tema attuale.
    Ma non il sentimentalismo, per carità di Dio o di chi per lui!

    Che Moccia venda a milioni di copie i suoi sospiri sentimentali mi disturba ben poco.
    Che “Il cacciatore di aquiloni” venga strombazzato come un capolavoro mi disturba un tantino di più, perché perverte il senso delle cose, e si equipara il sentimentalismo dei buoni sentimenti con l’arte, che con i buoni sentimenti raramente ha combinato qualcosa di buono.

    Alcune delle opere che ho tirato in ballo le ho apprezzate per quel che mi pare valgano(“Zarathustra” per me rimane comunque la più insulsa paccottaglia spacciata per filosofia o pensiero che dir si voglia). A infastidirmi è il culto che se ne è fatto, l’onda lunga che questi libri cavalcano e che se non la chiamassi “conformismo lirico” non saprei proprio come spiegare.

  51. (Se Fidel Castro partecipasse a un forum, sarebbe l’unico a potermi tenere testa quanto a lunghezza degli interventi.

    Nuovo aneddotino: la figlia di Castro, scappata da Cuba da circa una quindicina d’anni, somiglia incredibilmente a Geraldine Chaplin, e la sua spiegazione alla cosa è stata “Dopottutto siamo figlie di due buffoni”).

  52. Delle volte, quando ho l’impressione di essere più reietto e bizzarro del solito, mi convinco che la colpa sia di Don Chicsiotte [...] Guardatelo, il Cavaliere dalla Trista Figura: fatuo, cocciuto, clownwsco, ingenuo sino alla cecità, idealista sino al grottesco. E chi è costui se non la sintesi di me stesso? La verità è che non sono mai stato apposto con la testa. Solo, non combatto contro i mulini a vento. Faccio di peggio: SOGNO di combattere contro i mulini a vento, MUOIO DALLA VOGLIA di combattere contro i mulini a vento, e talvolta, persino IMMAGINO di aver combattuto contro i mulini a vento. Mulini a vento o mulini della cultura, o piuttosto, diciamo, le più accattivanti tra le cose invincibili, quei macinatori di erotismo, piccoli mulini lascivi di lussuria, fabbriche carnali di gioie perverse, regni favolosi di fornicatori fristrati [...] e cosa cambia in fin dei conti? Una causa senza speranza è solo e soltanto una causa senza speranza [...]

    Sam Savage, FIRMINO – Einaudi stilr libero big -

  53. “Scritti sull’arte” di Paul Valèry.
    Non facilissimi da trovare, ma il solo saggio su Degas vale gli euro della spesa.

  54. OF – Di Nietzsche abbiamo detto recentemente che fallì nella sua creazione –
    JLB: – Di un libro sacro -
    OF: – Nel suo tentativo di sostituire quel Dio che secondo lui era morto -
    JLB: – Già, sembra che abbia fatto fiasco con Zarathustra, col suo leone che ride, con la sua aquila e via dicendo. Tutta roba che sembra incartapecorita, vecchia se la si paragona ai Vangeli, che sono ancora contemporanei, o meglio futuri.

    è un passaggio di “Altre conversazioni”, una raccolta di dialoghi tra Jorge Luis Borges e Osvaldo Ferrari.
    Proteggersi le spalle con l’autorità altrui è da poveracci, però non posso che esser contento della consonanza tra Borges e me sul “Zarathustra” di Nietzsche.

  55. Ciao Yank,
    stavo rileggendo i tuoi commenti del 14-15.08, e sarà che la mia anima oggi è invecchiata di un giorno, mi rispecchio pienamente in quello che hai voluto esprimere, e solo ora ne comprendo il significato.
    Per tale motivo ti ringrazio, e riprenderò non solo il processo, ma anche il trentesimo; sono certo che alla luce della mia nuova età avranno ottiche e prospettive ancora più profonde.
    A presto…mi farò sentire io.

  56. Sul XXXesimo dell’Inferno esiste pochissimo materiale critico specifico; ho letto un saggio di Contini, ma si muoveva su osservazioni differenti dalla mia, che sarebbero stata perfetta in bocca a Borges – e non faccio il suo nome solo per riconoscenza per avermi spalleggiato a sfavore di Nietzsche…

    Il collegamento con Kafka è un po’ aereo – quindi, per l’appunto, poco accademico e molto da ozioseria letteraria; mentre a mio modo i due libri di vedere Kafka e Flaubert sono assimilati da una caratteristica ben precisa e secondo il mio parere – che peraltro condivido – ne rappresenta la genialità.

    Ma non ne farò parola su questo blog.
    La conversazione letteraria non ha nulla a che vedere con i post e le tastiere.

  57. (Quello precedente è forse il post più sgrammaticato che abbia mai avuto l’imprudenza di pubblicare senza rileggere. Spero che il senso generale sia comunque chiaro).

  58. Non si dovrebbero mai consigliare libri – in genere – e tantomano consigliare libri sull’onda di un primo entusiasmo, però il forum ha da andare avanti e consiglierei a chi ne ha l’occasione di leggere le poesie e i poemetti di Majakovskij.
    (“ha sparso in terra le cervella” come dice un tale).

    Basterebbero certi titoli da soli nati dalla sua testa: “Il flauto di vertebre”, “Schiaffo al gusto pubblico”, All’amato se stesso dedica queste righe l’autore”.

  59. …bé, in linea di massima non si dovrebbero dare proprio consigli di alcun genere…o regalare cravatte ad un uomo, o profumi ad una donna…ma se ci si trova tra amici, e qualcosa, come la poesia per esempio, ci ha entusiasmato ed emozionato, perché non condividere il proprio sentimento con loro?
    Per cui prenderò al volo la tua indicazione, e provvederò a procurarmi da leggere quanto da te loggato.

  60. Mi è capitata tra le mani una breve silloge di poesie di un poeta di casa nostra, Raimondo Piredda, nato a Villamassargia nel 1916 e morto a Cortighiana nel 1980.
    Ho avuto modo di apprezzare i bellissimi versi di un uomo che mi sarebbe piaciuto conoscere, tra l’altro vincitore del prestigioso Premio della cultura da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1962, con l’antologia LUCI ED OMBRE.
    La silloge si intitola TI AMO SARDEGNA, ed è edita dalla GIA Editrice di Cagliari.
    Rimando alla pagina POESIA IN LIBERTA’ per chi avesse la curiosità di leggerne una poesia.

  61. Da sei anni, arrivato il mese di Settembre, mi lambicco il cervello nella speranza di pronosticare l’autore a cui verrà conferito il premio Nobel per la Letteratura, arrivando a una mia personale rosa di tre candidati.

    Se da un lato ho avuto la soddisfazione di vedere spesso i miei nomi comparire tra i favoriti, dall’altro non sono riuscito ad azzeccare il nome laureato, e neppure uno di quelli che ho proposto hanno in seguito vinto.

    Per tre anni consecutivi puntai esclusivamente sul poeta siriano Adonis(dal 2004 al 2006), anche facendo leva sul fatto che è dal 1996 che un poeta non riceve il Nobel, mettendomi così in preallarme anche sui nomi dello svedese Transtromer, della danese Christensen e del francese Bonnefoy.

    C’è poi un notevole reparto sudamericano con Vargas Llosa, Carlos Fuentes e Alvaro Mutis, a cui aggiungerei gli spanoli Pombo, Goytisolo e felosio.
    Altri nomi a pioggia sono l’olandese Nooteboom(vero inventore del genere on the road, prima di Kerouac), l’albanese Kadaré, il portoghese Lobo Antunes(che andò nella cinquina finale la’nno della vittoria del suo connazionale Saramago), gli italiani Magris e Bonaviri, il francese le Clezio, il martinicano Glissant, l’angloindiano Rushdie, il ceco Kundera, la statunitense Joyce Carol Oates, l’eterno favorito Philip Roth, la triade israeliana Oz-Grossman-Yehoshua, l’algerina Djebar, … ne potrei dire un’altra decina.

    Vi consiglio l’opera di un candidato atipico – che secondo me è entrato nella cinquina finale del 2005.
    Atipico perché si tratta dell’unico cantautore a esser mai stato candidato, per la prima volta e consecutivamente dal 1997.
    Bob Dylan. L’opera è “Blood on the tracks”, un album del 1974, da ascoltare avendone davanti i testi ben tradotti. Due o tre ascolti sono il modo più rapido per capire del perché dell’eccezionalità, anche letteraria, di Bob Dylan.

  62. Ho deciso di compromettermi, stasera e su questo forum.
    Mancano ancora due settimane lorde alla data fatale e stavolta non voglio cincischiare fino all’ultimo.
    La mia previsione sarà scevra da ‘idolatrie’(Bob Dylan), da speranzosi sciovinismi patriottici(Bonaviri e Magris) o da nomi scontatissimi(Philip Roth, Amos Oz, Vargas Llosa).

    Quest’anno i miei favoriti al Nobel saranno i francesi LeClezio e Bonnefoy e il messicano Carlos Fuentes.

    E che D-o me la mandi buona.

  63. Bé a questo punto non resta che dare il via al TOTONOBEL, e comprometterci in maniera irreversibile.
    Ecco i miei tre nomi, dopo arduo ponderare e navigare sul web: P.Roth – A. Oz – C.Fuentes.

    Fatevi avanti.

  64. Stamattina, il primo pensiero conscio che ho avuto, sono stati tutti quei nome che non ho neppure preso in considerazione, tipo la scrittrice canadese Alice Munro e il ‘Borges di Svezia’ Lars Gustafsson.
    Che l’inconscio inizi a rimproverarmi l’avventatezza?

    (Il dubbio in realtà neanche mi tocca, però è l’occasione di postare qualche altro papabile, così che, dovesse uscire, potrò consolarmi uno zinzino. L’anno scorso avevo vagliato tutti i nomi possibili e immaginabili. TUTTI. Tranne Doris Lessing. Idem l’anno prima con Pamuk. Per carità, gli svedesi saranno anche brava gente, però sono imprevedibili come un acquazzone estivo).

  65. Ho fatto una ricognizione sulla pagina “Arte e cultura” di Yahoo Answers – e mi auguro che nessuno di voi ci capiti.
    Se mai dovessi dimostrare le mie tesi sul kitsch letterario, non avrei che da segnalare quelle pagine lì.

    Vi segnalo un libro, anche se tutti questi nostri consigli letterari cadono nel vuoto (simili spazi letterari in genere servono per parlarsi addosso e dare a vedere quanto giudizio si possegga in fatto di libri, anche se spesso danno la sensazione opposta):
    “L’arte del romanzo”, di Milan Kundera, e en passant anche “I testamenti traditi” e “Il sipario”.

    Kundera mi garba molto più come saggista letterario che come romanziere.
    Questa simpatia non è dovuta solo alle sue tirate contro il kitsch(non ne parlerò più perché saprei aggiungere ben poco a quel che ha detto), ma anche per un fatto di argomenti.
    Credo che la differenza tra un scrittore mediocre e uno scrittore degno di essere sostenuto è che il primo si danna per dare sentimento e slancio alla pagina, mentre il secondo è in dubbio se mettere il punto o il punto e virgola in un determinato passaggio.

    I veri scrittori lasciano la passione sottotraccia e si occupano della tecnica. Altrimenti Alda Merini varrebbe più di Leopardi.

  66. Ieri ho trovato in rete le prime indiscrezioni sui presunti favoriti al Nobel che verrà assegnato tra due settimane (www.news24sp.it/?p=342); per l’ennesima volta posso dire di avervi trovato poche sorprese, tranne Gore Vidal, dato addirittura come favoritissimo insieme all’immancabile Roth(presto uscirà un suo nuovo romanzo breve:”Indignazione”), mentre tra gli italiani, oltrea l mio Bonaviri e a Magris, è comparso Zanzotto e si è riconfermato – horrore horrore – Benigni, di cui s’era parlato fin troppo l’anno scorso.

    Della mia terna viene riportato solo il nome di Bonnefoy – il che mi rasserena.

    Tutto questo per dire che, quanto a pronostici, non son meno affidabile di Ladbrokes.Azzeccare è un altro paio di maniche.

  67. La cultura avanza a passi da gigante
    e in scala macroscopica riproduce
    le invasioni barbariche

    chi ha figli ha tutto da temere
    i figli di questi figli non avranno
    più nulla da sapere
    nulla da perdere

    E. Montale – La casa di Olgiate e altre poesie, Mondadori –

    Cinquantasei testi inediti del grande poeta, composti dopo il 1963, e ripescati presso il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia, dove erano approdati nel 2004 insieme ad altre carte e volumi di Montale.
    Una chicca da non perdere, già alla sua seconda edizione.

  68. Ieri mattina, per occupare un’ora d’attesa in una giornata in definitiva bellissima, ho pescato dal mio borsello un romanzo che lessi quattro anni fa con gran soddisfazione – soddisfazione che si è ripetuta nella rilettura delle venti pagine iniziali, a conferma che le gioie del lettore comune sono maggiori di quelle dello scrittore.

    Il romanzo si intitola “Fame” ed è opera del norvegese Knut Hamsun, uno dei più importanti autori scandinavi.
    Si racconta di un giovane scrittore perseguitato dall’indigenza – e già in quelle sole venti pagine lo ritroviamo in una stanza spoglia, senza neanche un pettine: anche quello è finito sul banco dei pegni, e da lì a poco la stessa sorte toccherà al panciotto per una corona e mezzo, il tanto di un pranzo a pane e formaggio.

    Non si pensi ai bohemien alla francese o ai perdigiorno modello tedesco. Quelle sono oleografie romantiche, stereotipi dell’artista povero e ‘maledetto’; il protagonista di “Fame” è un povero cristo allucinato dalla miseria e dagli stenti, alla continua ricerca di una direttore di giornale che gli pubblichi un pezzo scritto tra i morsi della fame – appunto -, di cinque corone che gli permettano di sopravvivere, di arrivare algiorno dopo.

  69. Altri due libri – ma l’autore è uno solo e si chiama Thomas de Quincey, un saggista della prima metà dll’Ottocento, contemporaneo dei grandi romantici inglesi.
    La sua opera più famosa è l’autobiografico “Confessioni di un oppiomane”, un libro imperfetto solo per colpa di una seconda, breve e disorganica parte che de Quincey volle postillare alla prima.
    Ma la prima, signori miei…la prima è incanto e bellezza.
    Idem per “L’assassinio come una delle belle arti”, che ancor oggi mi rosicchio i gomiti al pensiero di averlo regalato a qualcuno che, pare, non lo apprezzò come sarebbe stato lecito. Un libro bellissimo e su un argomento, il delitto, dove gli inglesi, da Conan Doyle a Hitchcock, hanno dato più e meglio di chiunque altro.

  70. Una parentesi non letteraria, anche se legata al discorso che da qualche settimana vizia il forum e il gruppo delle Città Invisibili.

    Oltre alla Letteratura, volevo pubblicare il mio pronostico riguardante al premio per la Pace, avendo scoperto con entusiasmo che esso coincide col nome proposto proprio quest’anno dal Parlamento Italiano, ossia l’attivista per i diritti umani e civili Thich Quang Do, un monaco buddista vietnamita di ormai ottant’anni, dei quali almeno trenta trascorsi tra carceri, confino e campi di rieducazione.Di certo un nome più meritevole di altri che mi è capitato di sentire – l’UE, l’esperanto(!).

  71. ” C’è un’ opinione sbagliata per cui la letteratura deve necessariamente essere profonda e noiosa, oppure divertente e superficiale. Questo è falso: deve essere invece insieme profonda e amena, deve far riflettere e divertire, affascinarti e nello stesso tempo darti una carica interiore che ti permetta di vivere quelle vite che non puoi vivere nella vita normale”.

    Arturo Pérez-Reverte, un autore che ho imparato ad amare grazie al consiglio di due buoni amici, e padre di un personaggio, il Capitano Alatriste, seguire il quale vuol dire immergersi in avventure rocambolesche e pericolose vissute nell’affascinante scenario di un mondo pittoresco ed irripetibile.

  72. è diffuso il vizietto – si spera tutto retorico – di attribuire a un bersaglio tenuto nel vago pensieri evidentemente sbagliati e fallaci, di modo da poterli demolire con tutto comodo.

    Mi riferisco alla frase di Perez-Reverte e alla dicotomia “letteratura profonda e noiosa-letteratura divertente e superficiale”. è una semplificazione tanto banale e infantile che se davvero qualcuno la accetta, come si afferma, è senz’altro qualcuno con cui non vorremmo mai conversare.

    Io, ad esempio, non vorrei mai conversare di letteratura con Massimo Onofri, e non è convinzione recente. Ieri sera ho letto il suo articolo sul Nobel. Vivvaddio che era breve.
    Non gli farò l’eco e ne tacerò.

  73. Infatti revéerte dice che “…c’è un’opinione sbagliata per cui…”.
    Quindi siamo daccordo…converserai ancora con me?
    ;-)

  74. Il mio punto è che Perez-Reverte ne tenga conto. Ripeto: è un semplice input retorico – ma uno scrittore dovrebbe, per amor della scrittura, evitarli non meno delle frasi fatte e delle enfasi.

    Sarebbe come iniziare un discorso con
    “Sebbene siano in molti a considerare i negri poco più intelligenti degli scimpanzé…”;
    be’, è ovvio che non terrò conto di simili opinioni, anche dovendo parlare di quanto io sia cristiano su certe questioni.

    è una polemichetta da quattro soldi, ma è l’unico appiglio che mi sono ritrovato per le mani, escluso l’articoletto (uso il suffisso -etto in due sensi che vi lascio indovinare) di Onofri.
    O polemizzo o do sugerisco al vento un libro o parlo ancora del Nobel. Domani è il gran giorno e sebbene sia abbastanza tranquillo c’è un autore che ho dimenticato di considerare, il martinicano Edouard Glissant. Ma ormai il bussolotto è scosso e i miei tre dadi me li son giocati.

  75. Anche se asula dal tema proposto per il forum, Yank, mi piacerebbe un tuo commento sul mancato Nobel “al Cabibbo”…credi che la giuria abbia fraineso…? :-)

  76. …ops…ho scritto asula anziché esula…

  77. Fino a che non passerà venerdì – ovverosia fino al Nobel per la Pace – non esula. E se anche esulasse, gli darei asilo politico.

    Più che commentare posso far presente che è un semplice ricorso storico, giacché c’è un precedente a ricalcarlo perfettamente: il mancato Nobel per la fisica a Giuseppe “Beppo” Occhialini.

    Sia il vincitore del 1948, Patrick Blackett, che quello del 1950, Cecil Frank Powell, erano tremendamente debitori entrambi delle loro scoperte a Occhialini – anche se solo il primo lo riconobbe, arrivando a dire che a Stoccolma ci sarebbe dovuto andare con affianco il fisico italiano.

    Al ritorno in patria, il suo collega Bruno Pontecorvo (fratello del regista Gillo) si augurò di lavorarci insieme: “è un modo praticamente certo per vincere il Nobel”.

  78. E poi, aspettate per il polverone vero: il premio per la Pace.
    Se lo daranno al dissidente cinese Hu Jia o a Rebiya Kadeer – per dirne due che a Pechino non sono certo amati – la Cina se la piglierà col mondo intero e non appoggerà più gli USA nei loro tentativi finanziari di non ritrovarsi con le pezze al culo(pardon);
    se non premieranno un dissidente cinese diranno che gli svedesi hanno fatto il gioco degli americani, che è tutta una questione politica, che in Tibet si soffre, che è tutta una mafia, eccetera eccettera… Sopratutto se premiassero un soggetto di media caratura (come un qualche ente governativo) …sempre la solita broda, bevuta e ribevuta fino alla nausea.

  79. “Il premio Nobel per la Letteratura 2008 viene assegnato a Jean-Marie Gustave Le Clezio, scrittore di rottura, dell’avventura poetica e dell’estasi sensuale, esploratore di un’umanità che si trova oltre e al di sotto della civiltà imperante”.

    Vi rimando al mio post del 13 Settembre.

  80. E bravo il nostro Yank, hai beccato in pieno il pronostico, mitico!
    Non è che hai se numeri per il super enalotto…? :-)

  81. Me li ha dati in sogno Philip Roth, ma da quanto era incazzato per esser stato escluso una volta di più,dubito che abbia voluto darmeli giusti.

    13 72 58 32 6 90 22

  82. OK, mi fiondo a giocarli.
    Se dovessero uscire ti compro un nobel ( scegli tu quale) l’anno prossimo.

  83. Dei Nobel non so che farmene. Mi servono solo per dilettarmi e per organizzarci e disorganizzarci sopra degli eventi seguendo la marea della mia critica – oltre che per scommetterci quando viene Settembre.

  84. Meno male Yank, avevo paura ci fossi rimasto male dal momento che non abbiamo vinto una mazza…
    ;-)

  85. Se ancora disponibile in edicola correte a comprare il n.ro 103 di Dampyr, fumetto della Bonelli di grande qualità sia per sceneggiature che per l’abilità dei disegnatori.
    Potrete trovarvi un Gérard Labrunie ( Gérard de Nerval) inedito, ed una vicenda che sono certo saprà coinvolgervi.
    Provare per credere…

  86. Ho controllato: la Einaudi ha ancora in catalogo una raccolta di due testi di Nerval, e probabilmente avrà ancora “Sylvie” tradotto da Umberto Eco – che ne parla diffusamente anchenelle ‘lezioni americane’ di “Sei passeggiate nei boschi narrativi”.

    Altra raccolta di ‘lezioni americane’, tenute negli anni ‘60, è quella di Borges e intitolata “L’invenzione della poesia”, sui temi della metafora, della poesia epica, della traduzione.
    Lo comprai leggendone una brevissima recensione – se ricordo bene era di Luca Canali – talmente suggestiva che poi la lettura delle sei conferenze mi lasciò in un primo momento delusetto.

  87. Io credevo fosse fuori catalogo…sono felice di essermi sbagliato.
    Dampyr è un fumetto molto letto dai giovani, che spero avranno la curiosità e la voglia di approfondire con testi, quindi, facilmente reperibili sia in biblioteca che sul mercato.

  88. A proposito del Nobel a Clezio, vi suggerisco il seguente articolo apparso su Repubblica..eccolo:

    TECNOLOGIA & SCIENZA Il francese ha 68 anni, ha scritto di Shoah, di storia e viaggi
    Ancora quest’anno restano fuori autori popolari come Roth e Vargas Llosa
    Letteratura, Nobel a Le Clézio
    Una scelta controcorrente
    In Italia è pubblicato da piccole case editrici

    di DARIO OLIVERO

    Jean-Marie Gustave Le Clézio
    Jean-Marie Gustave Le Clézio ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Come sempre, molti, non i francesi ma sicuramente tanti italiani sono costretti a chiedersi: “Chi?”. Le Clézio è nato nel 1940 a Nizza, ha scritto romanzi, saggi, racconti spaziando dagli scenari della Shoah ai miti indiani all’Africa, fino all’Oceania, suoi continenti d’elezione.

    Nel 1994 la Francia lo ha definito il suo più grande scrittore vivente. Punti di vista: in Italia le sue opere, a parte quelle degli esordi (alcune introvabili), sono pubblicate da piccole case editrici come Due Punti, InstarLibri e qualcosa dal Saggiatore.

    In attesa di vedere riedizioni di libri con fascetta “Premio Nobel per la letteratura 2008″ e che aiuteranno gli italiani a conoscerlo meglio, si cerca di capire la scelta degli accademici di Stoccolma. Le Clézio ha ricevuto il premio, è spiegato, perché autore “di rottura, avventura poetica e dell’estasi sensuale, esploratore di un’umanità che va oltre e nel profondo della civiltà dominante”.

    Prima considerazione. E’ vero che lo scrittore francese ha raccontato la Nigeria nel suo L’africano e l’Oceania nel Continente invisibile, il Messico rivoluzionario in Diego e Frida andando al di là della civiltà dominante. E sarà senz’altro vero che nei suoi libri pubblicati in Francia è andato nel profondo della civiltà dominante. Così come è vero che questa è stata una delle rare volte che i pronostici della vigilia sulla cinquina di finalisti è stata rispettata. Però ci sono come sempre troppi però.

    Per esempio, tra i favoriti c’erano Philip Roth e Vargas Llosa che per motivi diversi sembrano ben adattarsi all’identikit del vincitore. In più, e si spera questo non debba essere un demerito, sono letti, amati e ammirati da milioni di persone. Ma il primo, non è un mistero, è stato definito da uno dei diciassette giudici “troppo provinciale”, poco universale, troppo americano insomma. E di questi tempi, dicono i più cinici, l’America di Bush non può portare a casa un riconoscimento come il Nobel. Si aspetta Obama e poi si vedrà. Il secondo, in compenso, è vittima del suo poco politically correct, per usare un eufemismo. In effetti le sue critiche ai governi dell’America latina e le accuse di populismo irresponsabile ai vari popolarissimi Morales e Chavez forse non rispecchiano la prudenza di Stoccolma.

    Questo porta dritti a un’altra considerazione. Quando Alfred Nobel prima di morire nel 1896 dettò le linee guida per individuare il vincitore del Nobel per la letteratura usò un’espressione che da allora si presta a più di un’interpretazione: “il migliore nel sentimento ideale”. Di anno in anno “l’ideale” è stato Dio (dentro Kipling, fuori Tolstoj e Zola), il popolare (Sinclair Lewis), l’innovazione (Gide, Eliot, Faulkner), l’apertura al mondo (Walcott).

    E ora qual è l’ideale? Non è chiaro ma sembra che lo rispecchi Le Clézio. Secondo gli indizi raccolti negli ultimi tempi l’equazione è più o meno questa: l’America non è più il centro del mondo, la Cina non lo è ancora (e domani se ne vedranno delle belle se il Nobel per la Pace sarà assegnato al dissidente Hu Ja). L’Africa è uscita dai radar. Resta l’Europa, la Francia, meglio se con uno sguardo verso il mondo e uno verso il suo doloroso passato di guerra e tragedia. O almeno così la pensano diciassette persone di una certa età che vivono in un Paese molto lontano.

    (9 ottobre 2008)

  89. Quest’articolo è una caterva di idozie cucite e ammuffite.

    La scelta del “migliore nel senso ideale” ha smesso da un bel pezzo di essere il criterio per l’assegnazione, o col c***o che Saramago, Grass, Naipaul l’avrebbero mai ricevuto.

    Ancora una volta viene fuori il nome di Tolstoj! Basta! C’è un motivo ben preciso se Tolstoj non fu il primo vincitore del Nobel – e non me lo brucerò su questo forum, nella speranza sempre viva di trovare la maniera di renderlo bene a una platea di carne.
    Piuttosto si citi Cechov, o Ibsen, che venne scalzato a favore del suo più retorico connazionale Bjornsson.

    Sia chiaro: a noi tutti dispiace che Roth non sia stato ancora premiato(l’ha detto lo stesso Le Clezio, citando anche Claudio Magris), ma da qui a pigliarsela con rancore con gli svedesi…

    L’ideale, secondo Olivero, in principio fu Dio. Non si spiega allora perché abbiano premiato Carducci – ed eravamo appena dieci anni dopo la morte di Nobel e al sesto conferimento in assoluto. Che fosse già saltata la regola?
    Walcott è stato premiato perché i caraibi stanno producendo una letteratura coi controcazzi, come Walcott stesso, Chamoiseau, Glissant, Aimé Cesaire – e quando una ristretta cerchia geografica conosce un’improvvisa esplosione di genialità letteraria (come la Scandinavia nei primi trent’anni del Novecento) sarebbe curioso che un suo rappresentante non venisse prima o poi riconosciuto.
    E che dice poi Olivero sulla Cina, quando appena nel 2000 abbiamo avuto il Nobel a Gao Xingjan? O me lo ricordo solo io?

    Sul premiare l’innovazione, è tutto relativo, possiamo dire tutto e il contrario di tutto. In quegli anni vennero premiati anche Mauriac, Quasimodo, Mistral…sperimentali? Non si direbbe.

    L’Africa è uscita dai radar perché non produce una letteratura paragonabile per valore a quanto fanno Europa e Americhe. E le opinioni di uno dei giurati, per quanto titolato, non ci dice molto di più di quanto dicano.

    basta, basta…Quest’articolo è se possibile più pettegolo e insopportabile di quello di Onofri. Qullo, almeno, era breve.

  90. Riprendendo le fila del discorso sull’arte dello scrivere, io non parlo di purismo linguistico.
    Si parla di concordanze, uso di congiuntivi e similia; il mio esempio di Manzoni mi pare efficace, e la sua appartenenza ad altro secolo non cambia una virgola al mio accenno, giacché ne stessi anni in cui Manzoni ristendeva per la seconda volta “I promessi sposi” Leopardi aveva già tolto il disturbo, lasciandoci pensieri, canti e operette morali sintatticamente e grammaticalmente impeccabili.
    Il discorso era una altro, ed era per di più un semplice esempio di eccezione a una regola molto relativa.

    “I promessi sposi” sono stati scritti con l’orecchio rivolto al fiorentino da “accademia in maniche di camicia”(citando nuovamente Carducci) di Giuseppe Giusti; quello di

    Fare un libro è men che niente
    se il libro fatto non rifà la gente,

    verso che mi fu insegnato da un demoniaco libraio di Lucca, tale Fortini, nemico delle brutture perpetrate alla lingua italiana, tanto da scrivere lettere di protesta alle redazioni radiofoniche quando un loro speaker ne commetteva una topica.
    Era il 2004, e ricorderete il rapimento “delle due Simone” in Afghanistan. Ebbene, a lui non andava giù:
    “Si dice ‘delle due Simona’, non ‘delle due Simone’! I nomi propri non hanno plurale, teste di legno!”
    (Teste di legno lo sto aggiungendo io, ma ci stava bene).

    Tornando da dove eravamo rimasti, l’aver lasciato il romanzo in balìa del fiorentino parlato non ha nuociuto all’arte di Manzoni, ed era anzi parte di essa.
    Questo per dire che non esiste una regola aurea dello scrivere bene che comporti necessariamente la grammatica come fedele compagna – seppure ammetta che le eccezioni sono rare.

    Facendo un’aulteriore divagazione, penso a una regoletta che vorrebbe un uso limitato degli incisi, di parentesi e trattini nel dettato.
    Secondo questa regola io non potrei più scrivere un post, e gli scritti di Umberto Saba finirebbero nel caminetto.

    Infine, il lavoro di editing è trascurato, e non sarà un caso che la Fallaci volesse curarsene personalmente. Volevo solo scindere la libertà linguistica di partenza degli autori, che non hanno bisogno del beneplacito dell’Accademia della Crusca per scrivere a loro piacimento, dalla trascuratezza redazionale.

  91. Test message
    Sorry me noob…

  92. Hi new, u only speak English? Or you want to try to write in Italian?

  93. Oh Chicco, magari è solo uno spam publicitario…ha ha ha…

  94. Senza istruzione si corre il rischio di prendere sul serio le persone istruite.

    Quanto mi piace questo aforisma…!

  95. Pur avendo deciso di mettere in pratica una mia vecchia considerazione messa per inciso nel mio post sui saggi letterari di Kundera, voglio prima affiggere la mia prossima previsione:
    questa primavera zio Bruce (detto il Boss, come Tennyson prima di lui) vincerà il suo secondo premio Oscar con la canzone “The wrestler”.

    Vorrei chiosare l’aforisma precedente. Dovendolo riscrivere, direi che è la cultura che serve a non prendere sul serio le persone istruite. Di persone istruite ce n’è molta – ne incontriamo molte anche ai reading. Sono le persone colte a scarseggiare, altro che tartufi!

    La persona istruita è quella che possiede una cultura media, incasellata in uno schema scolastico – anche quando magari esorbita dai suoi programmi. La persona istruita sa che Pascoli viene dopo Carducci, che il Friuli confina a Est con la Slovenia e che Cartesio disse Cogito ergo sum.

    “La cultura media è sempre corrutrice”. Pasolini, se ricordo bene.

    Raramente, però, la persona istruita saprebbe spiegarci perché Cartesio, pensando, era, e questo perché in sostanza non gliene frega nulla. Per lui la cultura è raccolta noiosa di nozioni, date e nomi da bignamino, buone giusto per giocare a Trivial Pursuit o a “Chi vuol essere milionario”.

  96. Cartesio è sempre stato frainteso dai più.
    Uno studio approfondito del suo pensiero porterà alla luce che lui realmente intendeva affermare:
    “Coito ergo sum”.
    E sfido chiunque ad affermare il contrario ;-)

  97. Tornando seri: è difficile concentrare tante stronzate in poche righe col talento naturale di Massimo Onofri.

    Come qualcuno saprà, il nostro tiene una rubrichetta settimanale intitolata ‘Contromano’ nella terza pagina de La Nuova Sardegna – e magari prendesse un lampione andando contromano per davvero!
    No, si ostina a rispettare le regole del guidare civile e soprattutto(ed è la cosa grave)a esternare da tanta tribuna.

    Ricorderete forse con quanta delizia lessi le sue pontificazioni sul Nobel(post del 7 Ottobre), argomento per me sensibile.
    Dopo di allora non mi erano più finite sotto gli occhi le sue tirate, ma son bastate le ultime due settimane per rifornire il mio serbatoio polemico.
    Forse dovrei seguirlo regolarmente, ritagliarne gli articoli e farci un falò di anno in anno; è vero che chi brucia i libri finirà col bruciare i cristiani, ma nel mio caso sarebbe un mero gioco purificatorio e goliardo.

    Veniamo al punto. Settimana scorsa Onofri rimprovera il cattivo gusto di Umberto Eco, il quale, durante un incontro pubblico con George Steiner(col quale si sarebbe cazzeggiato irresponsabilmente di letteratura) avrebbe lodato la conoscenza di Steiner del pensiero di Heidegger, paragonabile a quella della Arendt, “senza neppure esserci andato a letto”.

    Per Massimo Onofri questo è davvero troppo! Che battute sono queste?! Horrore horrore! E il buon gusto dove l’abbiamo lasciato, caro Umberto? In qualche cassetto a Bologna o in qualche tiretto alessandrino?

    Questa settimana l’obiettivo è un altro pezzo grosso delle nostre lettere: Pietro Citati. Che non solo Citati rimpiange la scuola dei suoi tempi(classista, secondo il nostro), ma pure la scomparsa del punto e virgola e il sapore scadente dei pomodori contemporanei rispetto a quelli del barbiere dei suoi ricordi di gioventù.

    Ammetto che la demonizzazione dei pomodori del XXI° è trita e ritrita; ma tant’è: Citati rimpiange i San Marzano a dispetto dei fagotti rossi, tondi, luvcenti e insapori che si vendono al supermercato. Vogliamo forse impiccarlo per questo?

    Se possibile, Onofri ci mette ancor più astio che contro Eco.
    Come si può mai dire una cosa simile?!, e trionfante cita come “L’informatore Agrario” – se non ricordo male – avrebbe chiesto a Citati se avesse prove per sostenere la tesi dei pomodori degenerati.

    Ora i casi sono due: o Massimo Onofri non si rende conto che se l’opinione di Citati è – per l’appunto – opinabile, la richiesta di prova da parte della gazzetta agraria non è molto più intelligente.

    Ortaggi a parte, è interessante notare come la scuola “classista” e gentiliana abbia prodotto Eco e Citati, mentre quella post-sessantottina ci abbia rifilato Onofri. Ovvero, un critico apparentemente senza talento particolare, moralista come pochi(ricorderete che riteneva immeritato il Nobel a Dario Fo: sintomo che qualcosa di bigotto e trombone si agita in lui); un critico che, alla maniera di certi cagnetti microscopici, riesce a farsi notare solo abbaiando istericamente contro cani ben più robusti di lui, alani incuranti e indifferenti alla sua piccolezza.

    PS: perché il mio scorso post è firmato “Tarcisio”?!

  98. Anche Geppo si chiedeva come mai ti fossi firmato Tarcisio…
    Sono pienamente daccordo con te su quanto hai appena scritto, sopratutto quando si toccano personaggi che ammiro quali Umberto e Pietro.
    Forse proprio qui torna utile l’aforisma ripreso da Geppo, c’è qualcuno che veramente rischia di prendere sul serio quello che dicono persone come il tale che tu menzioni? Senza certamente dimenticare che “Penso pertanto Sono” rimane la base sulla quale costruire qualsiasi forma di istruzione.
    Certo è che nel caso di quel tipo che dici tu forse sarebbe davvero più appropriato Coito ergo Sum…credo… :-)

  99. Alé…
    …stiamo monopolizzando il forum…
    Veramente eri tu che dicevi Tarcisio fosse Yankele…io speravo fosse uno nuovo con cui conversare…Yank ma dovevi proprio togliermi l’illusione?
    Comunque sia, come disse quell’altro insano di mente di Ermete Trismegisto: “…si tratta della Sapienza intelligente nel silenzio…”

  100. Il computer continua a leggermi in automatico come “Tarcisio”.

    Onofri non pecca di lesa maestà – Eco e Citati sono suscettibili di critica esattamente quanto chiunque altro, e anzi: proprio il loro ampio raggio di influenza li rende ottimali per il tiro critico; ma una delle regole auree della vis polemica è di non spararle tanto per spararle, e con così scarsa mira, poi…

    Dovremmo invitarlo per una cena con l’autore. Visto il suo orrore per il cattivo gusto(“Buongusto”, secondo, Helmut Newton, era una parolaccia, e delle più gravi)potrei raccontargli la barzelletta sulla figlia che vuole andare al concerto di Springsteen e quell’altra dell’ascensore dell’Empire State Biulding. Chi me le ha sentite raccontare saprà bene quanto siano un pizzico più audaci delle battute di Eco sulla competenza heideggeriana di Steiner.

    (Nel 2006 il sindaco di Vinci, il paese natale di Leonardo, invitò Dan Brown e Umberto Eco a tenere un pubblico faccia a faccia sui temi del “Codice da Vinci”.
    Eco, che già malsopportava i parallelismi macchinosi che venivano fatti tra il Codice da Vinci e Il nome della rosa, declinò dicendo che sarebbe andato a Vinci quando dall’altra parte ci arebbe stato uno scrittore(che nel mentre aveva già definito “un mestatoreche diffonde false notizie, che si arricchisce con materiale di scarto”).

  101. a href=”http://www.beppegrillo.it/iniziative/whalesmassacre?s=user” target=”_blank” >

  102. Vi posto questo banner sul massacro dei delfini balena in Danimarca…paese civilissimo e…barbaro…Vi prego, aderite alla protesta, è una vergogna per tutta l’Europa!

    ahref=”http://www.beppegrillo.it/iniziative/whalesmassacre?s=user” target=”_blank” >

  103. Si avvicina natale e, come ogni anno, si pone il dilemma dei regali: cosa regalo a…??!
    Io regalo libri, cosi unisco l’utile di un regalo al dilettevole di andare in libreria a scegliere il libro giusto per la persona giusta…si perché anche regalare un libro non è facile, ma almeno lo trovo piacevole; il destinatario è un lettore abitudinario? Non è abituato a leggere o non legge quasi mai? Preferisce romanzi, saggi, satira…insomma c’è da divertirsi e da divertire.
    Certo a volte può capitare che qualcuno con il quale abbiamo molta confidenza si lamenti: “ ma sempre libri?”, allora, personalmente, dall’anno successivo il mio regalo sarà un paio di pedalini comprati alla UPIM, o, in alternativa, un paio di mutande che servono sempre…non si sa mai.
    Per natale andate in libreria e regalatevi libri, non importa quale, cosa o a chi, la vostra dedica sulla pagina interna sarà sempre li a ricordare che quel libro è stato scelto con cura e passione per una persona particolare.
    Yank ma che fine hai fatto? Mi devo preoccupare, è un po che non scrivi sul forum e mi mancato le tue puntate sempre taglienti e ricche di humor.

  104. Ciao a tutti! Ho scoperto anche io questo forum oggi e mi piacerebbe parteciparvi.
    io ho letto un libro bellissimo di una autrice italiana, Dunja Badnjevic, di origini croate. Si intitola ´L´Isola nuda´. Lo consiglio vivamente.

  105. Un benvenuto a “ilgambero”.
    Mi piacerebbe sapere da te qualcosa di più sull’autrice che hai segnalato, qualche impressione presonale sul libro citatio, emozioni…

  106. Buonasera Chicco!!
    il romanzo e´ un dialogo tra padre e figlia: la ricostruzione della storia di una famiglia nella ex Yugoslavia del periodo di Tito fino ai giorni nostri. Un intreccio di storie di un paese che non c´e´ piu´. Soprattutto, la scoperta di un gulag, appunto ´l´Isola nuda´(Goli otok), situata nell´Adriatico, sotto l´Istria, che ha ospitato sia italiani sia yugoslavi dal Cominform (1948) in poi perche´ dissidenti politici contro il regime di Tito. Un´isola di cui si sapeva ben poco. Il libro e´ la testimonianza di cio´ che accadde in quegli anni. Una rivisitazione storica.
    A me e´ piaciuto moltissimo (avevo pero´ gia´ sentito parlare di questa isola) e mi ha aiutato senz´altro a capire le vicende storico-politiche di quel paese, e in un certo senso anche del nostro.

  107. Un saluto! ;)

  108. …mmmmm…credo che il libro da te segnalato sarà un regalo che mi farò a Natale…

    By ;-9

  109. http://archiviostorico.corriere.it/2008/novembre/08/Gli_eroi_sbagliati_dell_Isola_co_9_081108052.shtml

    http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8833918602

    Ho trovato questi due link se puo´ interessare :)

  110. A Natale è cortesemente proibito regalare libri impegnativi, a meno di andare proprio sul sicuro(e vale per tutti i giorni dell’anno, a ben pensarci).

    Si regalino piccole operette. Un esempio fresco fresco: “I dodici incubi di Natale”, scritto da John Updike (non esattamente l’ultimo venuto) e illustrato da Edward Gorey (idem come sopra).
    è leggerissimo, simpatico, si legge in un quarto d’ora ed è una delizia. Dateci uno sguardo tramite Internet.

    (Due Natali fa regalai il “Libro dei coniglietti suicidi”, con sommma soddisfazione dell’amica a cui era destinato. Se avessi optato – come ero in bilico di fare fino all’ultimissimo momento – del per me bellissimo “Cronaca di una morte annunciata” di Garcia Marquez, avrei fatto un madornale errore: la mia amica lo odiava. Disgustibus).

  111. Evviva amico Yank sei tornato, quella meretrice dell’influenza ti ha alfine lasciato campi libero?
    Concordo pienamente con quanto hai detto, e…basta che devo andare…non ho più tempo, a presto.

  112. A natale niente libri impegnativi? Solo perche´ e´ natale? e, gli altri giorni dell´anno?

  113. e mi dovrei subire un libro sul natale perche´ e´ natale….!?! ma vaa…
    Il libraio da cui spesso mi fornisco e´ venuto proprio ieri sera a casa mia a prendersi un po´ di libri (diciamo 500) per rivenderli al prezzo ridotto nella sua libreria. Non ha mica scelto temi piu´ leggeri o romanzi rosa ;) eppure conta di venderli nel periodo natalizio ;)

  114. io ho letto ultimamente ´´ Un altro mondo´ di Paul Steinberg, bello e valido!

  115. io ho letto ultimamente ´ Un altro mondo´ di Paul Steinberg, bello!

  116. …ha ha ha Gambero, non credo Yank intendesse quello, e poi “poco impegnativo” non è detto debba significare “leggero” o “di Natale”.
    Personalmente credo che non esistano libri impegnativi, leggeri, di natale, o altro ancora, mi piace pensare che esistano libri per tutti i gusti, per chi ha il piacere di leggere, o di donare, qualcosa che sia anche parte di lui.
    Natale potrebbe essere solo un pretesto, o un’occasione, e, perché no, anche un argomento di conversazione interessante per il nostro forum. Sembrerebbe scontato se dicessi che i libri li regalo senza attendere il natale, o altre occasioni comandate, ma spesso solo per il semplice piacere di farlo.
    Per natale, comunque, vorrei proporre L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafon. Lo so che in libreria è disponibile il nuovo, Il gioco dell’angelo, ma credo che L’ombra sia più coinvolgente rispetto al nuovo, e che sia più facile avvicinarsi al Gioco leggendo L’ombra piuttosto che il contrario. Comunque un libro che, credo, saprà regalare emozioni , e soddisfazione, al lettore.

  117. 1) L’influenza non è una meretrice: le meretrici le porti aletto e poi le paghi; l’influenza è una puttana: è lei a portarti a letto, ma a gratis.
    2) Non esistono libri impegnativi? Dio mio, e il “Finnegan(s)Wake” che è?! Io ne ho comprato due volumi per non so quale pazza idea di riuscire un giorno a d affondarci i denti.

    Ora come ora, sublimando la mancanza di neve e di spirito dickensiano sto leggendo, un tanto al giorno “Il vento nei salici” di Kenneth Graham, ma – contemporaneamente e marxianamente – “Morte a credito” di quell’antisemitaccio di Cèline e “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij, che pure non fanno tanto Natale.

    Ma quel che leggo io non faceva parte del mio discorso, che invece verteva sui libri da regalare sotto le feste. Non è problema da poco, specie se tua zia – che in casa mia ha per nome Virginia Woolf – ti ha inculcato che in fatto di libri i consigli sono di poco o nessun aiuto; e così è difficile intuire quale libro potrà piacere all’altra parte.

    Per controprova, è difficilissimo che qualcuno mi regali un libro e che io ne rimanga soddisfatto. I libri sono come i goldoni: ognuno è meglio che si compri i suoi, tanto più che la letteratura è faccenda ancor più intima della copula.

    Se poi si deve proprio correre il rischio, io mi affido alla leggerezza.

  118. …come dicevo io , appunto, libri per tutti i gusti e per chi ha il piacere di leggere…
    Ma non era per le cravatte che ognuno è meglio si compri le sue? :-)
    Bè allora a natale ti regalerò un libro Yank, scommettiamo un capuccino da Tore che rimarrai soddisfatto?
    P.S.
    Salutami zia Virginia

  119. …sono piebamente daccordo con Chicco…ma anche con Yank… ;-)

  120. Hi

    As newly registered user i just want to say hello to everyone else who uses this site ;-)

  121. Mi trovate pienamente d’accordo, soprattutto sottoscrivo quello che dice MiceIncenda! ;-)

  122. Fuori dal coro, perchè magari gli interessi cambiano, vi propongo questa rivista che ho trovato interessante

    http://www.ilprimoamore.com/index.php

    baci…

  123. Trovandolo, magari nella recente edizione della Passigli – edizione col pregio di una bella copertina e il vizio di una traduzione fuorviante del titolo, che dovrebbe essere ‘Sulla lettura’ – vi consiglio di leggere il saggio di Proust “Sul piacere della lettura”; così pure gli scritti sull’arte e sulla letteratura della scrittrice inglese Jeanette Winterson raccolti in “L’arte dissente”.

  124. Lascio a tutti i buoni lettori del vostro interessantissimo sito un invito…
    si tratta di un villaggio virtuale di storie in cui passeggiare e leggere e fermarsi per condividere pensieri…
    http://www.myb.site.it

    siete i benvenuti :)

    grazie,

    barbara favaro

  125. Vorrei proporre un giochetto, tanto per movimentare il forum, che poi potrebbe essere anche considerato una sorta di sondaggio.
    La domanda è: Quali sono i dieci libri che non mancheranno mai nella vostra libreria?
    Piena libertà nel rispondere e nel commentare.
    Ecco i miei
    1)L’inferno (Dante)
    2) L’odissea (Omero)
    3) L’iliade (Omero)
    4) L’eneide (Virgilio)
    5) Lo hobbit (Tolkien)
    6) Lontano dal pianeta silenzioso (C.S.Lewis)
    7) La vita Nuova (Dante)
    8) Pistis Sophia (Anonimo)
    9) Corpus hermeticum ( Ermete Trismegisto)
    10) Io sono leggenda (R.Matheson)

    Aspetto le vostre scelte ed i vostri commenti.

  126. …non sapevo che l’otto con l’apostrofo fosse il faccino con gli occhiali da sole…propio sul Pistis Sophia poi…sarà un segno del fato?

  127. Mi sto scoprendo, se ce ne fosse stato bisogno, amante naturale degli essayst inglesi, con qualche intruso francese: i saggi letterari di zia Virginia, quelli personali di William Hazlitt(difficili da trovare in italiano, ma ho avuto fortuna), quelli deliziosi di Charles Lamb, le biografie di Giles Lytton Strachey, gli scritti di Thomas de Quincey, quelli di Stevenson, del dottor Samuel Johnson,i saggi di Bacone, fino alla Winterson e Proust riportati qualche post fa. Su tutti il maestro di tutti loro: Montaigne.

  128. Anonimo, che credo essere Yankele dal momento che conosco la zia, vuoi sceglierne dieci e proporli come imprescindibili per la tua libreria?

  129. La lettura è faccenda da puttanieri e libertini, e non da Battisti: dieci non possono bastare. La limitazione, nell’arte, la fedeltà a pochi non è una virtù, ma una perversione zozza zozza da far schifo.
    è come chiedere: a chi vuoi più bene?Chi risponde è un senza cuore.
    Dirne uno è come escluderne cento altrettanto importanti.

    Forse posso dire di avere una canzone preferita, ma nessun libro, nessun quadro, nessun brano strumentale, …

  130. Lo so amico mio e ti capisco, ma ogni tanto nella vita qualche decisione va pur presa, non si può sempre vivere nella convinzione di essere insicuri su tutto quello di cui si è certi.
    Pertanto: O TI DECIDI A DARMI QUESTI BENEDETTI DIECI TITOLO O LA PROSSIMA VOLTA CHE CI VEDIAMO TI TAGLIO LA COPPOLA A FENDENTI DI PATTADESA!
    A stasera.

  131. Hai presente “La scelta di Sophie”?

    “Chi vuoi salvare, tuo figlio o tua figlia?Decidi”.

    Questa stessa domanda se la pose Joyce, nella classica forma dell’isola deserta: se potessi portarti un solo libro, quale sceglieresti? Lui disse che avrebbe tentennato tra l’omnia di Shakespeare e la Commedia dantesca, ma solo per un poco: Shakespeare era più ricco.

    In un’isola deserta pure io sceglierei libri che contengono moltitudini – e in verità si possono contare su una mano: i poemi omerici, la Bibbia, Dante e Shakespeare.

  132. Ma dacché non sarò mai costretto alla scelta di Sophie, sono contento di avere nella libreria, a mia completa disposizione, tanto la Bibbia che il “Viaggio intorno alla mia camera”, tanto Omero quanto i “Raccontini” di Saba.

    Venendo all’attualità: qualcuno ieri ha visto il reading di Moni Ovadia ispirato al “Canto del popolo ebraico massacrato” di Itzhak Katzenelson? Dalle strofe recitate credo che sarà il mio prossimo acquisto di argomento ebraico che finirà – anche lui – nella mia biblioteca.

  133. Credo che Chicco stia optando per la pattadesa…spero tu abbia una coppola di ricambio.

  134. Va bé, dal momento che ho una passione smodata per i copricapo ti do una mano a decidere.
    Allora: Omero sono due libri; La Commedia sono tre; se consideriamo la Bibbia un unico libro siamo a 6 libri in tutto.
    Almeno quattro di Shakespeare ci riesci a sceglierli!?

  135. La Commedia è UN’opera, non tre. La Bibbia nemmeno un macellaio avrebbe cuore di farla a fette, e l’unica divisione di buon senso è quella in due Testamenti.

    Quanto allo scegliere, rimango nel mio rifiuto, o la mia concezione quasi taoista dell’indivisibilità della Biblioteca Universale (per enfatizzare) non passerà mai.

  136. Lo facevo per venirti incontro, e per salvare la tua coppola.
    Infatti per bibbia intendevo i due testamenti, ma se vogliamo entrare in discussione, la bibbia comunemente utilizzata non può essere considerato un unico libro, piuttosto il mosaico di una moltitudine di testi scritti in periodi storici differenti tra loro, in pratica un rimaneggiamento per tentare di dare un senso di unità alla moltitudine di correnti religiose che creavano scompiglio nel sacro romano impero.
    Se parliamo della bibbia ebraica allora hai ragione tu, è un unico testo, ma non contempla i vangeli.
    Se tiri dentro il taoismo entriamo in un campo che permette il senso del non senso, pertanto dal momento che tu credi nell’esistenza di una invisibile biblioteca universale essa cessa di esistere, diventando a quel punto visibile e catalogabile in un numero indefinibile di testi che può variare dal nulla all’infinito.

  137. P.S.
    Allora se consideriamo la bibbia e la Commedia un unico testo, devi sceglierne sei del Bardo…oppure sei “a rischio”.
    Mi punto e questa volta una decisione voglio fartela prendere…prima o poi gia ci vediamo giaccì…
    :-)

  138. P.P.S.
    Ma lo sai che a pensarci meglio il taoismo è la dimensione che più ti si addice….

  139. Anche la Bibbia ebraica è un insieme di libri (il Pentateuco, i libri profetici, quelli storici, i Salmi, il Qohelet, Giobbe, il Cantico dei Cantici…), però o dimentichiamo completamente una trentina di secoli di tradizione e quindi di un ‘uso’ organico della Bibbia o la prendiamo per un’opera fatta di opere.
    (I Vangeli.Non fanno parte della Bibbia ebraica, ma son pur sempre documenti ebraici, con buona pace dei cristiani).

    L’espressione ‘Il senso del non senso’ l’ho usata la notte di Natale al Pitosforo parlando di non-sense. Ero alla seconda o terza grappa, altrimenti non si spiegherebbe. Inutile rimarcare che il ’senso del non senso’ non vuol dire nulla, e che mi sembra molto buddhista – e il buddismo è altra cosa dal taoismo, del quale andrebbe meditata in solitudine la Bibbia, il Daodejiing – o Libro del Tao.

    Sulla tua interpretazione della mia Biblioteca Universale, te l’hai buttata in Borges(a Chi’!, l’ho letto anch’io “La biblioteca di Babele”. Cercai pure di tradurla in latino. Perciò non sperare di prendermi in castagna con la farina di castagne altrui),.. mentre io l’ho buttata sull’Harold Bloom, ovvero sul concetto concretissimo ed empirico di canone letterario, composto anche dai minori.

    Non farò mai una scelta di dieci libri 1)perché non ho neppure detto di aver scelto come imprescinibili per me né Omero né Dante né Yahweh(autore presunto e di certo ispiratore della Bibbia); 2)se il discorso vale per il Canone, vale anche per Shakespeare: perché dire – mettiamo a caso – Amleto, La tempesta, Le allegra comari di Windsor, Misura per misura, Antonio e Cleopatra e Otello, per tralasciare Re Lear, Romeo e Giulietta,Enrico IV, Macbeth…? Vorrei tanto citare una certa affermazione di Tomasi di Lampedusa che si chiedeva che opera avrebbe salvato se ne avesse potuta scegliere una e una soltanto di tutta l’omnia shakespeariana(lui alla fine tira fuori un titolo, ma nella realtà non avrebbe mai fatto una scelta simile. E comunque io non sono un nobile siciliano bensì un cittadino europeo, e ’sti giochetti di società li lascio volentieri ai forum letterari).

  140. hahahaha…più ti conosco e più mi piaci, però, nonostante ciò, ancora i dieci libri non sono stati scelti…quindi, per rimanere in tema e per salvare la tua coppola, mi limiterò a citare la “Lista apocrifa di Yankele”:

    1 La bibbia – 2 La Divina Commedia – 3 L’iliade – 4 L’odissea – 5 Amleto – 6 La tempesta – 7 Le allegre comari di Windsor – 8 Romeo e Giulietta – 9 Antonio e Cleopatra – 10 Otello.

    Per quanto riguarda i giochi di società so che tu ne hai un debole, sia nei forum letterari che altrove e sono sicuro che se ti chiedessi di citarmi i tuoi tre preferiti ne nascerebbe un’altra interessante e divertente “corrispondenza”.
    Lascio a te l’iniziativa.

  141. Molto apocrifa, per più versi: 1) ho il vezzo filologico di chiamarla Commedia, senza Divina; 2) sebbene le abbia citate e le possieda, non ho mai letto “Le allegre comari di Windsor” né “Antonio e Cleopatra” (“Otello” l’ho letta una sola volta, molti anni fa, “Amleto” più volte – così come “La tempesta”, letta pure come viatico letterario nella mia stanzetta d’albergo nell’ultimo soggiorno londinese).

    Se restringiamo il campo in un punto ben preciso…ad esempio: di quali libri non cederei mai la mia copia personale, anche potendo sostituirla immediatamente?

    Comincio io.
    Come chiunque altro non cederei mai le copie con dedica dell’autore (Moni Ovadia, Gianni Golfera); i libri in tiratura limitata (una delle 2000 copie in commercio di “La memoria vegetale” di Eco, numerata a mano); “Gente di Dublino” di Joyce, il primo libro che trovo nella mia memoria…

  142. Ciao yank, scusa se ti ho trascurato ma ho avuto impegni…
    Vedo che ti stai ammorbidendo, sono contento, cominci a fare delle scelte heheheheh…
    …quali libri non cederei mai io?
    TUTTI I MIEI LIBRI, SONO MIEI, MIEI, MIEIIII!!!
    :-)

  143. …voi due cominciate a preoccuparmi…

  144. Я никогда не верила в самые невероятные колдовские события, в особенности когда кто-то из знакомых рассказывал, что на мою судьбу колдовскими силами наложено какое-то сильное заклинание или венец безбрачия. Но вот всего лишь почти месяц назад вы вдвоем с подругой решили все-таки пойти к бабушке-гадалке. Меня, собственного говоря оправили к вещунье просто от нечего делать. Что ж – решила я – настала моя очередь приоткрыть занавес на свою судьбу.
    Когда все-таки мы приехали к вещунье, гадалка тотчас же подошла ко мне с такими словами: “Ой, доченька, не жить тебе дольше одного месяца на этом свете…”. Разумеется кроме улыбки у меня это ничего попросту не вызвало. Тем не менее бабушка продолжила разговор: “Наколдовали на тебя, доченька
    самое злое проклятье – душа у тебя уже наполовину по ту сторону… и семейный род свой ты никогда не сможешь развить из-за той же причины…”. Правду говоря, врачи мне уже почти 3 года тому назад рассказали о том, что я не могу больше иметь детей, но вот откуда бабка смогла узнать о моем состоянии – ведь как никак я скрывала это в строжайшем секрете и ни кому, ни матери, ни отцу, ни близким не рассказала о своей проблеме.
    После этого она вытащила какую-то книгу Вуду, пролистала её и неожиданно для меня совершила какой-то непонятный обряд. После всего этого отвлеклась от книги и произнесла, что по традиции следует принести приношение жертвы. Я не раздумывая решила быстро завершить этот фарс и мы ушли от старухи, не окончив обряд.
    Больше в тот вечер правдоподобного гадалка не сказала – как вам кажется, все-таки стоит ли мне волноваться?

  145. Hello.
    I’m new there
    Nice forum!

  146. Aiuto!!!

  147. Per tutti gli amanti del Fantasy, che non sono pochi, segnalo l’uscita della nuova saga di Stan Nicholls ” La guerra degli orchi: I figli del lupo”.
    Un autore che credo ci darà tante soddisfazioni e nuove originali avventure, in un mondo crudele e senza esclusione di colpi, sanguinario con atmosfere quasi gotiche.
    Chi ha avuto il piacere di leggere la prima trilogia potrà ritrovare Strike, Coilla, Haskeer, ed i sopravissuti della banda dei Figli del lupo in una nuova sanguinaria impresa…

  148. Nel caso nessuno se ne fosse accorto, è morto Giuseppe Bonaviri.

    Lo avevo tirato in ballo a metà Settembre nel corso del toto-Nobel.
    L’ironia dei casi mondani vuole che non fosse conosciutissimo neppure tra i lettori di tempra e che fosse contemporaneamente ammiratissimo dagli accademici svedesi, tanto arrivare più volte alla soglia del premio.
    Ma ciance a parte – i premi lasciano il tempo che trovano e poco ci dicono del valore di uno scrittore, Nobel compreso – provate a leggere il suo bellissimo “Il fiume di pietra”. Se foste così pidocchiosi da non voler cacciare fuori qualche euro per un autore che vi consiglio io, lo trovate gratis in biblioteca. Potreste pure comprarvelo, v’assicuro, son soldi spesi ottimamente.

    Immaginate un romanzo scritto da una vena che unisce Camilleri e Calvino e dallo shaker ne vien fuori Bonaviri.

  149. Pubblico con netto ritardo questo post – ma il blog è sempre intasato dai contatti.

    In definitiva, il prossimo Nobel per la letteratura andrà(dice l’intuito)a un’autore di lingua spagnola.
    Il candidato numero uno è il catalano Juan Goytisolo. Seguono Mario Vargas Llosa, Jaun Marsé, Alvaro Mutis e Carlos Fuentes. Forse anche Rafael Sanchez Ferlosio, ma lo includo avventatamente. Entro l’estate restringerò il campo alla terna che mi auguro mi darà grandi soddisfazioni anche questo ottobre.

  150. Carlos Fuentes, Juan Goytisolo e…Alvaro Pombo o Mario Vargas Llosa? è dura la vita del profeta, compari.

  151. E chi c***o è Pombo?! Pombo! Forse che il Nobel può andare a uno che si chiama Pombo?, siamo seri!
    Il Nobel quest’anno è cosa tra me, Juan e Carlos, con Carlos lievemente favorito(capito, Yankele?Il favorito è don Carlos, non quell’altro catalano che scrive cos eda modernista della domenica!)

  152. Per la collana Rivelazioni della Casa Editrice Rupemutevole, siamo aperti a valutare autori e autrici editi e inediti, che vogliano proporci racconti o romanzi brevi, dal contenuto profondo, dalle tematiche volte ad affrontare il cambiamento interiore e la rinascita personale, le scoperte che si fanno lungo il tortuoso cammino dell’esperienza e le molteplici visioni della vita che da tale cammino, inevitabilmente, scaturiscono. Inviate i vostri lavori a rivelazioni@rupemutevoleedizioni.com

  153. Quanto mi piacerebbe avere tempo sufficiente a riportare interamente il post precedente tra virgolette.

    Certi passaggi come “autori[...]che vogliano proporci racconti o romanzi brevi, dal contenuto profondo, dalle tematiche volte ad affrontare il cambiamento interiore e la rinascita personale, le scoperte…” eccetera, sono di un kitsch sublime.
    Vi figurate con quali credenziali Valentino Bompiani, o Vanni Scheiwiller, o Roberto Calasso si sarebbero presentati scrivendo simili puttanate su un blog di provincia?

  154. Tornando ai temi nostri(miei)ottobrini, ecco le quote Ladbrokes per il Nobel di dopodomani:

    - Amos Oz è dato 4/1

    - Assia Djebar 5/1

    - Juan Goytisolo 6/1

    - Joyce Carol Oates 7/1

    - il sempre scontentato Philip Roth 7/1

    - Adonis, su cui puntai tutto nel triennio 2004/6 è dato 8/1

    - Antonio Tabucchi e Claudio magris tengono alto il tricolore con 9/1

    - il maratoneta romanziere Haruki Murakami 9/1

    - l’inafferabile Thomas Pynchon 9/1

    - il poeta svedese Thomas Transtromer 12/1

    - il ceco Arno Lustig batte nettamente il più famoso connazionale Kundera,dato a 50, con un 16/1

    Gli altri miei candidati sono dati a 16(Vargas Llosa) e Fuentes addirittura affonda con un 50/1.
    In sette anni, i bookmaker inglesi e io non siamo mai stati in disaccordo così profondo come stavolta.
    A titolo di curiosità, il terzo nome italiano è Umberto Eco, dato a 66.

    Bon chance!

  155. Herta Muller.
    Era data a 50%.
    Mi rimetto alla decisione dei giurati. Io. Mica sono un famoso leader della destra.

  156. eee…eee…eee…Yank, aevamo detto niente politica con le città invisibili…ci sono tanti altri blog e comunity nei quali sbizzarrirsi…
    ;-)

  157. Yankele quest’anno non sei stato lungimirante. Spero non ti sia giocato troppo sui tuoi favoriti. Si sa che il TotoNobel spesso prende la mano…

  158. A Dicembre regalate e fatevi regalare “CHRISTMAS IN THE HEART”, il vero capolavoro di Bob Dylan, dopo quarantasette anni di lento apprendistato.

    Propongo un esperimento.
    1) Ascoltate “Here comes Santa Claus”, magari da Youtube;
    2) subito dopo ascoltate “Like a rolling stone”, “Subterranean homesickblues” e “Stuck inside with the Memphis Blues again”.
    3) Cercate di capire che diamine è successo a Dylan in quest’intervallo di tempo.

    Per fortuna che Bob c’è!

  159. Matteo, abbi pazienza, ma se cominci tu poi ci sarà qualcuno che vorrà replicare ed un’altro che vorrà ridire la sua e cosi via fino a riempire la pagina del blog dell’asscciazione con commenti che a noi non interessano minimamente. Su Facebook o su altre piattaforme, o blog, potrai trovare tanti che la pensano come te ed altrettanti che invece non la pensano cosi, e stai certo che avrai modo di divertirti se lo vorrai.
    Cortesemente, vorremo che tutto finisse qui senza repliche.

  160. Farò atto di contrizione, Team. Dal fulgore della tua obiezione presumo che tu sia in realtà Tim, uno dei drughi di “Arancia meccanica”.Quello semplice.

    ‘Matte’ non mi chiamano più manco gli amici – deograzia, dico io, è un nome da boyscout e quella gente là l’ho esperita. Se inoltre mi è permessa una pedanteria gratuita, “un’altro” non si può proprio leggere.

    Quando mai qualcuno replicherebbe a due filetti innocenti di riga come i miei? Ne rimarrei offeso io per primo, visto che quando si parla di letteratura quà si sente l’eco della propria voce; perché mai allora qualcuno dovrebbe uscire dalla tana solo per due accennuzzi gettati là senza colpo ferire?

    Per replicare che cosa, poi, lo sa Iddio. Che ho detto balle? La tessera 1816 mica ce l’ho in tasca io. In tasca c’ho due cioccolatini da bar e uno yo yo. è presto per prepararmi a un golpe con simili mezzi.

    In secundis, su Facebook ci vanno i disadattati. E su Badoo gli onanisti.
    Sul Forum Letterario chi ci viene? Ho dovuto chiamare in causa un nostro comune rappresentante del governo per vedere un po’ di movimento.
    La prossima volta che sugli scaffali del forum si depositerà della polvere, punterò alla blasfemia vi sottoporrò un famoso indovinello medievale:

    “Il Papa ce l’ha ma non lo usa. Che cos’è?”

    Infine, tornando ai nostri post qualunquisti/disimpegnati/concilianti/borghesi/donabbondeschi/reazionari/belletristici/con sana mortadella a mo’ di benda, vi invito a leggere il bel romanzo di Ian McEwan “Espiazione”. Dopo guardatene il film. Decidete per conto vostro quale dei due sia più bello.

  161. ..e tutto questo sulle note di “You’re my first, my last and everything” di Barry White.
    Stessi ascoltando il Dies irae di Verdi rischiavo pure di fare del sarcasmo.

  162. L’indovinello completo è questo: la fidanzata lo vuole,il papa cè l’ha ma non lo usa,la vedova lo aveva e l’ha perso.
    Che cos’è?

  163. Non esiste un indovinello completo. Esiste la versione medievale – che aveva un suo perché di essere così come è: il papa e basta.
    A chi non lo sa non svelo il mistero.

    Nuovo indovinello: chi ha scritto che l’Italia…
    “‘… sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo,coazione,conformismo; prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesce a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue legge allettanti e crudeli.
    Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole; occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi, allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”.

    Marco Travaglio su “La Repubblica”?
    Paolo Flores D’Arcais su “L’Unità”?
    Rossana Rossanda su “il manifesto”?

    Pier Paolo Pasolini. Su “Vie nuove”, più di quarant’anni fa.
    Questo per consigliarvi la lettura dell’ “Aeropagitica” di Milton – uno di quegli acquisti che mi rendono orgoglioso dei gusti letterari che ho(orgoglio che sparisce quando mi accorgo di aver usato “che” tre volte nel volgersi di due frasi).


Lascia un commento

La tua risposta: