Poesie libere

Vogliamo dedicare questo spazio a tutti coloro che amano, scrivono poesia, e che si trovano a visitare la nostra “città invisibile”, anche solo di passaggio.

Chi vorrà, potrà inserirne una o più, nello spazio sottostante dedicato ai commenti, avendo cura di indicare l’indirizzo e-mail ed il proprio nome.

Sceglieremo e leggeremo alcune di esse durante i reading che periodicamente organizzaremo. Potrete essere aggiornati su ogni inziativa, sul blog, nella pagina degli appuntamenti.

Ad maiora…

Risposte

  1. Le mie parole.

    Le mie parole
    sono fatte
    dell’uggioso verso
    del mare
    si nutrono
    di crepuscolo e
    salmastro silenzio

    quiete
    alla notte bisbigliante
    s’arrendono

    ferme sulla soglia
    più brevi
    dell’ombra di farfalle
    dissolte

    a quest’alba
    dal lento e vago
    chiarore.

    (F.A., 2007)

  2. Miracolo

    Miracolo
    è ogni mattina aprire gli occhi,
    respirare,
    ed avere ancora voglia di giocare.

    C. F. 2008

  3. Ultimo frammento.

    E hai ottenuto quello che
    volevi da questa vita, nonostante tutto?
    Sì. E cos’è che volevi?
    Potermi dire amato, sentirmi
    amato sulla terra

    [ raymond carver ]

  4. Gabbiani

    Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
    ove trovino pace.
    Io son come loro
    in perpetuo volo.
    La vita la sfioro
    com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
    E come forse anch’essi amo la quiete,
    la gran quiete marina,
    ma il mio destino è vivere
    balenando in burrasca.

    [ Vincenzo Cardarelli ]

  5. Ascolta il passo breve delle cose
    - assai più breve delle tue finestre -
    quel respiro che esce dal tuo sguardo
    chiama un nome immediato: la tua donna.
    E’ fatta di ombra e ciclamini,
    ti chiede il tuo mistero
    e tu non lo sai dare.
    Con le mani
    sfiori profili di una lunga serie di segni
    che si chiamano rime.
    Sotto, credi,
    c’è presenza vera di foglie;
    un incredibile cammino
    che diventa una meta di coraggio.

    Alda Merini

  6. Se potessi

    raccontare senza rincorrere il pensiero sfuggente
    l’incanto di una sera passata a mirare il tramonto
    e le emozioni che esplodono dentro
    quando lo avverto tornare

    …descriverei quel qualcosa
    che non ha nome e che dimora dentro di me
    per mettere in luce il remoto ingabbiato
    dalla velocità del pensiero

    … griderei la rabbia di un cuore spaccato
    costretto a piegarsi alla logica imposta
    dal comune sentire che
    ha inghiottito il tramonto e fatto traballare la luna

    [ Paolina Carli ]

  7. Fummo umani
    Inconsapevoli delle umane debolezze
    Stupiti per l’incanto di un travolgente Tutto
    Angosciati per il nulla eterno.

    Eppure Ogni tramonto un’alba al risveglio
    Ogni giorno un saluto al nuovo giorno
    e una speranza.
    Dove andiamo umani inconsapevoli?
    Dove le nostre fragilità ci condurranno?
    Quando i nostri figli adulti ci daranno altri figli,
    La nostra vita sarà tutta lì.

    Lì, capiremo che ne è valsa la pena!

    ellepizeta

  8. grazie Chicco per aver postato la mia poesia “Se potessi”
    paolina

  9. Paolina, è una bellissima poesia non mi devi ringraziare.
    Ti vogliamo bene.
    Chicco e Daniela.

  10. Grazie

    A chi mi ha insegnato l’amore,
    e a chi l’indifferenza;
    l’odio è un sentimento troppo forte
    che ancora nessun grazie mi nasce dal cuore.
    A coloro che nutrono la mia grande passione,
    di raccontare mai stanchi,
    tengono acceso il fuoco della mia illusione.
    A chi mi ha dato senza voler nulla in cambio,
    ed alla vita,
    la quale mi ha insegnato che il dolore da la giusta misura
    al valore dell’amore.
    All’amico che credevo di avere,
    ed a quello che non sapevo o non volevo vedere.
    A colui che ha fatto di me l’uomo che sono,
    ed a lei che ho nel cuore, e mi ha donato la vita
    della qual voce mai dimenticherò il suono.

    C.F. 2007

  11. *

    Accade talvolta
    che il cielo
    nasconda i sospiri
    di Dio
    quando la sabbia finissima
    dell’unica verità
    ci sfugge
    tra le mani.

    Le mani ferite
    da schegge d’amore
    non sgorgano
    il sangue dei tuoi anni.

    Allora la poesia
    diventa
    canto del cuore.

    Francesco A.
    (Da “Orme sparse di poesia”)

  12. Chicco, molto bella la tua paoesia, non me la ricordavo.

    F.

  13. Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

    Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
    e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
    Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
    Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
    le coincidenze, le prenotazioni,
    le trappole, gli scorni di chi crede
    che la realtà sia quella che si vede.

    Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
    non già perchè con quattr’occhi forse si vede di più.
    Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
    le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
    erano le tue.

    Eugenio Montale

  14. Astrazione

    Mi muovo nell’astrazione di nuovi concetti
    e scopro d’essere dominata dalla cultura
    che colleziona ignoranza

    (Paolina Carli 06)

  15. Il Profeta

    Non dimenticate mai quanto la terra goda a sentire i vostri piedi nudi
    E quanto il vento abbia voglia di giocare con i vostri capelli
    Non sondate le profondità della conoscenza in voi con asta o scandaglio
    Perché il vostro io è infinito e sconfinato mare.

    Gibran Kahlil Gibran (“Il Profeta”, XVII: La conoscenza, e X: l’Abito)

  16. Nessun verso, ma una poesia in forma di sillogismo:

    *Dio solo sa cosa voglia dire viaggiare in treno con questo caldo;
    *Io so che cosa voglia dire viaggiare in treno con questo caldo;
    ergo
    *Io sono Dio.

  17. Ce n’è uno più famoso – anche se molti credono erroneamente che l’autore sia Vinicio Capossela, che cita Tom Waits.

    L’amore è cieco.
    Dio é amore.
    Ray Charles è cieco.
    Dunque, Ray Charles è cieco.

    Uniamo i due sillogimi e vien fuori che io sono Ray Charles – oppure che Dio sa che cosa voglia dire viaggiare in treno con questo caldo.

  18. (errata corrige: la conclusione del secondo sillogismo è “Ray Charles è Dio”.
    Purtroppo il caldo fa commettere errori di battitura anche all’Infallibile).

  19. Non credo che la poesia sia scritta per essere letta, e in quel caso serve una tecnica sicura per non far scoppiare la bolla di sapone.
    Però alcuni poeti hanno scritto per la declamazione: Ginsberg, ad esempio, e forse anche Whitman.
    Di sicuro c’è Majakovskij, che per ma si presta ben bene per un reading(la butto lì).

    Il prologo di “Flauto di vertebre” del 1915 (data importante, se si considera che M. si suiciderà nel ‘30) nella traduzione del milite culturale Renato Poggioli:

    A voi tutte,
    che piacete o siete piaciute,
    icone serbate dall’anima dentro i suoi antri,
    in un brindisi alla vostra salute,
    alzo il cranio traboccante di canti.

    Mi chiedo ancora ed ancora
    se non sia meglio mettere il punto
    d’un proiettile all’essere mio.
    Oggi io darò
    per l’appunto
    un concerto d’addio.

    Raduna, o memoria,
    del cervello dentro il vestibolo,
    le femmine amate in lunghi filari.
    D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
    Travesti la notte in antichi sponsali.
    travasa di corpo in corpo il tuo gaudio.
    Che questa notte sia memorabile.
    Oggi io suonerò il flauto
    sulla mia colonna spinale.

  20. Per me va bene. Proponilo al prossimo incontro, magari portando altre poesie, non credo potranno esistere problemi nel pensaqre assieme ad un eventuale “reading” in merito.

  21. Hiroshima

    Hiroshima, dagli spettri vaganti
    respira morte immatura, brucia
    nella mano infernale di Moloch.
    Dopo la notte, l’alba inorridisce
    dietro cortei di bare,
    nel grigiore d’ospedali sonanti
    di lamenti, di anatemi,
    nel cosciente spavento del mondo.
    Rallegratene, o Genio umano!

    Raimondo Piredda, Iglesias 1945.

  22. Cera (out of the depths of sorrow).

    Sono le cose che hai detto in silenzio
    le cose che ancora non sai come dire
    le tracce lasciate su un vetro bagnato
    sono i rumori del mare
    che cambia e non cambia e per sempre si muove
    come il continuo aspettare
    che resti o non resti
    che possa cambiare.

  23. Tavolette Morali
    IV

    Una sciabola un po’sciocca
    Col revolver litigò
    E finì col dirgli: “tocca
    Questa lama e tacerò!”
    A costei che lo contrasta
    Con sì stolta vanità,
    Il revolver disse: “tasta
    Queste palle, e zitto là!”

    Morale
    Ragazze, non scherzate
    Con l’armi caricate

    Olindo Guerrini. Da “Rime di Argia Sbolenfi” Bologna, 1899

  24. Sensazione

    Nelle sere blu estive andrò per i sentieri
    punto dal grano, l’erba fine calpesterò:
    ne sentirò, sognante, il fresco sotto i piedi.
    E lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

    Non dirò una parola, non penserò a niente:
    ma l’amore infinito invaderà il mio spirito
    ed io, come uno zingaro, me ne andrò via,
    lontano
    nella Natura, lieto come con una donna.

    A. Rimbaud – Marzo 1870 -

  25. ——————————————————————————–

    Eugenio Montale
    da Ossi di seppia

    I limoni

    Ascoltami, i poeti laureati
    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall’azzurro:
    più chiaro si ascolta il sussurro
    dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest’odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l’odore dei limoni.

    Vedi, in questi silenzi in cui le cose
    s’abbandonano e sembrano vicine
    a tradire il loro ultimo segreto,
    talora ci si aspetta
    di scoprire uno sbaglio di Natura,
    il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
    nel mezzo di una verità.

    Lo sguardo fruga d’intorno,
    la mente indaga accorda disunisce
    nel profumo che dilaga
    quando il giorno più languisce.
    Sono i silenzi in cui si vede
    in ogni ombra umana che si allontana
    qualche disturbata Divinità.

    Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
    nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
    La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
    il tedio dell’inverno sulle case,
    la luce si fa avara-amara l’anima.
    Quando un giorno da un malchiuso portone
    tra gli alberi di una corte
    ci si mostrano i gialli dei limoni;
    e il gelo del cuore si sfa,
    e in petto ci scrosciano
    le loro canzoni
    le trombe d’oro della solarità.

  26. Non è una poesia, ma mi fa piacere regalarvi questo scritto su

    Lo spirito poetico

    Forse un tempo eravamo tutti poeti. Lo spirito poetico è sinonimo di spirito pacifico, di integrità, di umanità nel senso più profondo.
    Una società senza poesia è una società dal cuore inaridito, senza speranza, vuota.
    Coltivare lo spirito poetico nella nostra vita, significa nutrire di speranza il futuro della terra.
    Lo spirito poetico fa parte di ogni impresa umana e permette di percepire con l’intuito l’infinito legame che lega il singolo essere umano a tutti gl altri e all’Universo.
    Poeta è chi dà voce a questa realtà interiore. Tutti dobbiamo essere poeti per salvare il mondo.

    >>>> <<<<

    Ogni essere umano è un microcosmo. Vivendo qui sulla terra respiriamo i ritmi di un univeso che si estende infinitamente al di sopra di noi. Quando tra questo vasto cosmo esterno e l’universo umano interiore sorgono armonie risonanti, è nata la poesia.
    Forse un giorno tutti erano poeti in un intimo dialogo con la natura. In Giappone la collezione Man’yoshu conteneva poesie scritte da persone di tutti i generi, quasi tutte firmate “poeta sconosciuto”. Queste poesie non eran scritte per consegnare il proprio nome alla storia, ma scaurivano sulla carta come da una fonte inarrestabile del cuore, quasi avessero una vita propria.
    Passando da persona a persona, da un cuore a un altro cuore superavano i confini di spazio e tempo.
    Lo spirito poetico si ritrova in ogni imresa umana.Può vibrare nel cuore di uno scienziato alla scoperta di qualche verità. Quando lo spirito poetico vive tra noi, anche gli oggetti non appaiono come semplici cose e i nostri occhi vengono attratti verso una realtà spirituale più intima.
    Un fiore non è solo un fiore. La luna non è solo un ammasso di materia che vaga nel cielo. Guardando intensamente un fiore o la luna possiamo percepire con l’intuito l’indescrivibile legame che ci lega al mondo.
    In questo senso i bambini sono poeti per natura, dalla nascita.
    Tenendo caro e nutrendo il loro cuore poetico , consentendogli di crescere, potremo condurli da adulti nel regno della scoperta sempre nuova. Dopotutto non esistiamo solo per soddisfare i nostri desideri. La vera felicità non sta nel possedere di più, ma nell’approfondire l’armonia con il mondo. Lo spirito poetico ha il potere di “accordare” e ricollegare e ricollegare un mondo discordante, diviso. I veri poeti non si piegano, affrontano i conflitti e le complessità della vita. Una ferita inflitta a chiunque, ovunque, angustia l cuore del poeta.
    Poeta è chi offre alla gente parole di coraggio e di speranza, cercando una prospettiva – un gradino pù in giù o più in su – che renda tangibili le realtà spirituali costanti nelle nostre vite.
    La segregazione razziale e l’apartheid è stata un crimine gravissimo contro lumanità. Le spade affilate della parola hanno avuto un ruolo determinante nella resistenza e nella lotta a questo male.
    Mbuyieseni Osvald Mtshali è un poeta africano che ha combattuto contro l’ingiustzia dell’apartheid usando come arma la poesia. Scrive: . Nelson Mandela lesse le poesie di Mtshali quando era in prigione, traendone energia per portare avanti le sue battaglie.
    Il poeta brasiliano Thiago de Mello, celebrato come il paladino dell’Amazzonia, ha subito l’oppressione da parte del governo militare. Sul muro della cella dove venne imprigionato trovò dei versi incisi da un detenuto che era stato lì prima di lui. . Erano parole di una sua poesia.
    Durante il caos e il vuoto spirituale che seguì la disfatta del Giappone nella seconda guerra mondiale, come molti altri giovani della mia generazione ricavai un enorme incoraggiamento dalla lettura di Foglie d’erba(Leaves of Grass) di Walt Whitman. La traboccante libertà del suo spirito mi colpì come un fulmine di empatia.
    Ora più che mai abbiamo bisogno della voce fragorosa ed eccitante della poesia. Abbiamo bisogno del canto di pace del poeta, dell’esistenza condivisa e reciprocamente solidale di tutte le cose. Abbiamo bisogno di risvegliare lo spirito poetico dentro di noi, l’energia giovane di vita e saggezza che ci fa vivere nel modo più pieno. Tutti devono essere poeti.
    Un antico poeta giapponese scrisse: < Le poesie
    nascono come diecimila foglie di parole dai semi del cuore della gente<.
    Il nostro pianeta è sfregiato e compromesso, il suo sistema di vita a rischio di collasso. Dobbiamo fare ombra e proteggere la terra con ‘Foglie di parole’ che emergono dalla profondità della vita. La civiltà moderna sarà sana solo quando lo spirito poetico riguadagnerà il suo posto legittimo.
    Daisaku Ikeda

  27. Oh Capitano! Mio Capitano! (Walt Whitman)

    Oh Capitano! Mio Capitano!
    il nostro duro viaggio è finito,
    la nave ha scapolato ogni tempesta,
    il premio che cercavamo ottenuto,
    il porto è vicino,
    sento le campane,
    la gente esulta,
    mentre gli occhi seguono la solida chiglia,
    il vascello severo e audace:
    ma, o cuore,
    cuore,
    cuore!
    gocce rosse di sangue dove sul ponte
    il mio Capitano giace caduto freddo morto.
    O Capitano! Mio Capitano!
    alzati a sentire le campane;
    alzati – per te la bandiera è gettata
    - per te la tromba suona, per te i fiori, i nastri,
    le ghirlande –
    per te le rive di folla per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te;
    ecco Capitano!
    Padre caro!
    Questo mio braccio sotto la nuca!
    E’ un sogno che sulla tolda sei caduto freddo, morto.
    Il mio Capitano non risponde,
    esangui e immobili le sue labbra,
    non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà,
    la nave è all’ancora sana e salva,
    il viaggio finito,
    dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta;
    esultate rive, suonate campane!
    Ma io con passo funebre cammino sul ponte dove il Capitano giace
    freddo,
    morto

  28. O poesia poesia poesia

    O poesia poesia poesia
    Sorgi, sorgi, sorgi
    Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.
    Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche
    Guizza nello scatto e nell’urlo improvviso
    Sopra l’anonima fucileria monotona
    Delle voci instancabili come i flutti
    Stride la troia perversa al quadrivio
    Poiché l’elegantone le rubò il cagnolino
    Saltella una cocotte cavalletta
    Da un marciapiede a un altro tutta verde
    E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram
    Silenzio – un gesto fulmineo
    Ha generato una pioggia di stelle
    Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso
    In un mantello di sangue vellutato occhieggiante
    Silenzio ancora. Commenta secco
    E sordo un revolver che annuncia
    E chiude un altro destino

    ( Dino Campana, dai Notturni)

  29. I poeti son poeti perché scrivono poesie
    fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie
    quei concorsi col salame, con la medaglietta d’oro
    hanno il vizio di spiegarti che i poeti sono loro.

    P.Bertoli-G.Brandolini

  30. Al mio Amore

    Luna, sei così distante
    che non riuscirò mai a toccarti,
    eppure quando splendi nel cielo,
    anche le stelle più brillanti
    si fanno da parte,
    lasciandoti sola,
    luminosa protagonista
    delle mi notti insonni….
    …..Amore, lontana mille chilometri,
    ci separa il mare.
    la tua voce, da un telefono,
    non mi può più bastare,
    è per questo che oggi
    il mio cuoe ha imparato a volare.

    g.l.

  31. correzione:
    delle mie notti insonni
    g.l.

  32. Bella Guido…molto evocativa e mi piace l’accostamento tra le due distanze, luna ed Amore, cosi differenti eppure altrettanto irraggiungibili in quel momento. Mi piacerebbe se potessimo trovare un poco di tempo per scambiarci qualche impressione sulla poesia. Pertanto…al prossimo incontro.

  33. Carissimi che bel sito!

    Mi presento con questa poesia che è una delle prime che ho scritto.

    Il mare e la bambina

    L’inesorabile sbattere delle onde
    modifica la roccia,
    la scolpisce, la modella.

    La bambina, con la vestina gialla, il fiocco stretto in vita,
    l’immagine del sole appena visto, negli occhi,
    guarda il mare
    e vi proietta quell’immensa luce.

    É solo un attimo…

    E dopo è solo luce
    luce che rischiara e scalda il mare
    e la bambina è solo acqua…

    Lisa 10/07/2003

    Ringrazio Chicco che mi ha fatto conoscere questo sito.

  34. Donna bambina

    Nella fioca luce di una pallida velata luna
    dentro un bidone arde un fuoco scintillante
    scaldar le mani fa dall’invernale gelo
    a una figura che pare una bambina
    con un maglione che fino alle ginocchia scende
    i tacchi alti ne slancian la figura
    nella penombra pare una già matura
    complice il trucco di donna già vissuta
    m’al chiaror del fuoco senza aver vista arguta
    capisce al volo ch’è poco è ancor cresciuta
    un faro illumina il suo mostrar la merce
    per barattarne l’affitto per mezz’ora
    vien bistrattato quel corpo martoriato
    non ha riguardo colui che l’ha affittato
    il gioco è suo per mezz’ora l’ha pagato
    poi l’adolescente ritorna al suo bidone
    ad aspettare il prossimo bestione
    per soddisfare le sue voglie sporcaccione
    fino al mattino la poverina agogna
    spegnendo ardori di gente senza cuori
    con quell’acerbo corpo da bambina
    che con le barbie potrebbe ancor giocare
    ritorna a casa assonnata e stanca
    piangendo pensa che a lei qualcosa manca
    malgrado gli agi la sua psiche arranca
    fors’era meglio quando le dolea la pancia
    per le contrazioni degli stimoli di fame
    piange a dirotto si sente troppo sporca
    gli vien la voglia di aprire quella porta
    scappare via e dir chi se ne importa
    se torno ancora agli stimoli di fame
    ma poi pensando a quei non remoti tempi
    desiste e toglie quel pensiero dalla mente
    socchiude gli occhi e pian piano si addormenta.
    La sera sta di nuovo a si truccare
    e al suo bidone si accinge a ritornare
    ed aspettare il mattino nella agogna
    e gli orripellenti uomini indecenti
    che con i loro soldi stroncan sogni adolescenti.

  35. L’amore impossibile

    Pur senza ripudiare il mio intero passato
    per te vent’anni dopo vorrei esser nato
    mi luccicavan gli occhi vedendoti apparire
    scrollandomi di dosso pene e stenti quotidiani
    quei naturali movimenti di te invaghir man fatto
    qual regale portamento d’imperial regina
    mi ribolliva il sangue facendomi ammattire
    si diradav la nebbia,
    rimirare i tuoi occhi luminosi
    che in cuor mio è di casa quando non ci sei
    indicibile son le grazie
    dell’aspetto tuo soave
    la chioma tua dorata :
    un filone di miniera
    l’elastica siluette :
    una corda di violino
    i pomelli delle guancie
    un’attraente calamita
    avea fatto in me rinascere
    tumultuosi sentimenti
    creduto ormai assopiti,
    lungi d’essere destati
    poss’or solo rimembrare
    un flash ormai sfocato
    un ricordo vero? Un sogno?
    Non so identificare
    quel bacio che mi hai dato
    nell’atto del tuo addio
    se un di io rivedessi
    il tuo faccino sorridente
    potrei allora dire grazie
    ora posso anche spirar.

  36. Sogno d’amore

    Ti piace molto la gente
    senza mai giudicarla
    ci stai in compagnia
    con la tua simpatia
    di micina ammiccante
    ma mai assillante
    il dialogo è garbo
    del borgo il fraseggio sconosci
    l’intelletto palesi
    e nello stagno non specchi
    le giunoniche forme
    e del tuo viso l’aspetto.
    Sei padrona di te
    non fai gesti confusi e impulsivi
    il tuo ego è distante
    dal voler apparire costante.
    Disdegni quei parties
    di gente in visone
    adori i falò
    nelle notti d’estate all’addiaccio
    con balli sfrenati
    al chiaror della complice luna
    ed il sole sorgente aspettare
    vicino al falò quasi spento
    lo so che tu esisti
    ma non so più dove cercarti
    da quando quel giorno sparisti nel nulla
    pur se mai mia eri stata
    ne fisicamente ne sentimentalmente
    questa è la croce
    che mi porto addosso
    non per tua colpa
    ma perché stolto io sono
    che m’ero invaghito
    di un candido fiore
    che mai coglierà.

  37. Resti
    di povere illusioni,
    attese…
    noi ci osserviamo
    occhi di luna, riflessi antichi.
    La gente intorno:
    sopraffazione
    sguardi distratti, vuoti
    emozioni
    sensazioni
    paure
    no!
    Solo certezze
    animano illusoriamente vite apparenti
    fondate nella solitudine di un figlio
    su cui gettare aspettative
    colpe.
    Non ti vedo ogni giorno
    il tuo gelo è,
    per me,
    soltanto fisico
    come questo luogo che condividiamo senza passione,
    come la gente che vi transita distrattamente
    per un ricambio qualsiasi,
    un arrivederci
    un addio.

  38. Saltare da un tasto all’altro,
    dall’inchiostro nero
    al rosso porpora
    occhi come fondali marini
    ricoperti da meraviglie inafferrabili,
    velluto disteso in pieghe
    che brillano alla rugiada del mattino
    pensiero solitario
    amore lontano
    lontano
    essere ubriachi di fantasia
    non conoscere il proprio destino
    annaspare nel fango
    in cerca di un sogno
    amore vero
    il pensiero vola verso te
    è un miracolo
    e tu non lo sai
    tutto è apparenza
    tappeti pregiati
    palazzi bianchi nel contrasto di giardini curati
    affondare nell’oblio del domani
    che non ha certezze.
    Tramonti di luce oscura,
    albe aggrappate alla luna.
    Solo noi possiamo cercare
    una piccola via
    guardare alle cose semplici,
    morire ogni giorno un poco
    alle parole e agli sguardi intorno
    e continuare ad osservare lontano
    lontano
    distese di grano dorare al sole
    fremere al vibrare della terra
    respirare al ritmo del vento
    e sorridere,
    anche solo per un attimo.

  39. PIOGGIA (Ad Eluana)
    Come nuvola dispersa,
    in attesa del vento,
    hai sfiorato
    i ritagli del tempo
    modulando
    dolori nascosti.
    Tra le ombre
    dei lupi
    hai riversato
    i semi del niente
    dimenticando
    le stelle
    nei cimiteri del deserto.
    Adesso sei
    pioggia assoluta
    e brilli
    nelle parole dimenticate
    dei tuoi passaggi d’estate.

    Claudio Moica©

  40. Le ultime sette poesie sono davvero molto belle ed emozionanti, grazie ad i poeti che hanno deciso di dare visibilità ai loro sentimenti tramite il nostro blog.

  41. Poeti futuri (Walt Whitman)

    Poeti futuri! Oratori, cantori, musicisti futuri!
    Non l’oggi mi può giustificare e chiarire chi sono,
    Ma voi, stirpe nuova, atletica, schietta, continentale,
    maggiore d’ogni altra conosciuta,
    Sorgete! Spetta a voi giustificarmi.
    Io non scrivo solo una o due parole per indicare il futuro,
    Non avanzo che un attimo, per poi voltarmi e
    Riaffrettarmi nel buio.
    Io sono un vagabondo che non si ferma mai, che getta a Caso uno sguardo su di voi e storna il viso,Lasciandovi il compito di analizzarlo e definirlo, Da voi aspettandosi cose più importanti.

  42. è buio intorno, nella testa
    ricordi che siamo stati piccoli anche noi?
    ricordi? quando non eravamo lontani lo eravamo di più
    a colpire sono più bravo di te
    quanto tempo
    quanto maledetto tempo versato
    quanto ne perderò
    quanto siamo uguali, non capirci è stato un attimo
    “non guardare al passato con rabbia”
    le lacrime offuscano la vista
    ma la mela è sempre lì
    che strana luce, è tutto più chiaro
    dove sono io?
    voglio stare solo.
    che strano film, colori sbiaditi, pomeriggi
    fa che il sole non tramonti, ti prego
    che bello tu sia qui con me
    è vergogna o orgoglio?
    ma hai mille bocche come il passato ora
    eravamo piccoli ricordi? lo sei stato e non lo diresti
    e non potevamo essere altro che noi
    i giochi sono cresciuti, noi no
    io c’ero e tu c’eri, posso contare su di te,
    mi terrai la mano, ti seguo, la pagheremo per questo, lo sai
    ma sarà lucido il ricordo, e ci farà sorridere ora
    se ne avremo il coraggio, non ne abbiamo mai avuto
    attraverseremo ancora
    e ce la farà pagare per arrivare fino ad oggi
    perchè quello che scorre in te, scorre in me
    è un pianto silenzioso, è dentro
    grida senza voce
    il buio è mio fratello ora
    sono ancora piccolo, lo sai
    ti sto chiamando ma non puoi saperlo
    e l’hai sempre saputo

  43. occhi sbarrati
    piccola non avrei mai voluto farti questo
    sorrisi vecchi, passati
    mai più, mai più fino alla fine
    soltanto oltre lo saprò
    saprò come è andata avanti la tua vita
    amaro in bocca, scende come nebbia un sentimento
    e mi sento triste e perso
    piccola non avrei mai voluto farti questo
    mai avrei vouto spegnere il tuo sorriso
    piove su entrambi adesso
    passano veloci le foto di te, di noi
    passano che più non le conto
    occhi sbarrati, sguardo fermo
    silenzio tutt’intorno, non c’è più nulla da dire
    non c’è più nulla da ascoltare, nessuno da far sorridere
    non c’è un porto sicuro in cui riparare, nessuno con cui parlare
    come lama passa dentro
    taglia, lacera.. il dolore non ha un grido
    solo silenzio
    silenzio e occhi sbarrati
    piccola mia non avrei mai voluto farti questo
    ancora occhi pieni, capelli, stringo il pugno
    silenzio
    penso alla vita, cosa c’è più in la?
    chi mi farà attraversare il fiume?
    fare è la risposta, fare, fare, fare, fare, maledetto fare
    fermo
    dimmi cosa c’è nel mio futuro
    tu ridi, io muoio
    piccola non avrei mai voluto farti questo
    mai avrei voluto ucciderti
    non ero io
    mai avrei voluto lasciarti sola
    mai avrei voluto…
    e il mio grido non ha voce
    il mio pianto non ha lacrime
    solo silenzio
    piccola mai avrei voluto farti questo
    mai, credimi

  44. è quasi l’alba
    spero che quando il sole sorga tu sia accanto a me
    c’è tutto un giorno che ci aspetta oltre la collina
    ma ora è buio intorno, è notte
    ma cosa diavolo cerchi? sono qui e non lo sai ancora
    in quanti occhi dovrai tuffarti ancora per capirlo?
    ma non capisci che io sono qui da sempre
    ti guardo
    ti sento
    da sempre
    sono nata solo per te
    nel mio destino c’è scritto il tuo nome
    fermati rallenta e capirai
    guarda per un attimo solo il cielo sotto il quale corri
    quanti marciapiedi, panchine, metropolitane, orologi ancora
    a cosa diavolo serve?
    ma ancora non capisci?
    Sai che io sono io
    e nessun altro
    non mi troverai mai negli altri
    perchè io sono qui
    tu lo sai
    devi solo capirlo
    devi solo avere il coraggio di guardare dritto il sole negli occhi
    la verità ti renderà cieco
    ma allora guardare non ti servirà più a nulla
    perchè avrai la comprensione
    e non ci sarà bisogno di niente altro
    perchè di null’altro c’è mai stato bisogno

    hai visto che bel sole oggi?

  45. Dolce il sole oggi, caro il vento, amico
    ha il tuo sorriso
    sorridi ancora, ti prego
    odio cio che sento, non è vita
    “i bei fiori non possono inaridire senza un motivo”
    ma so che puoi ascoltarmi
    come acqua le mie lecrime, nella terra,
    nel vento di un pomeriggio di febbraio
    la sponda è vicina, graffia pure il mio braccio, stringilo, spezzalo
    ora questo giorno avrebbe un altro colore
    nero invece,
    ma tu sorridi, ti prego
    la sublime dolcezza di un ricordo è leggera
    leggera
    leggera

    è silenzio

    Ma rimane un saluto
    sorridi ancora, per me, ti prego
    chitarra latina suona il mio nome
    hai bisogno di me
    ma ora che ho bisogno di te
    mi distrarrà la vita
    e tornerai ancora a trovarmi
    fra i giorni distratti
    e non sei più tornata

  46. Anche oggi una bellissima sorpresa…grazie Paolo, chiunque tu sia.

  47. si… scusate se non mi sono presentato…

  48. Ichnusa

    Venduta la tua sardità

    per briciole di carasau
    imbevute di sangue fraterno
    dentro bisacce straniere

    senza più suono
    tace il campanaccio privo di batacchio
    e’ “su crapu mannu” viaggia solitario

    altre “launeddas” – attraggono
    le pecore allo sbando

    nuovi rasoi avranno
    carne da macello per riscatti
    briganti di nuova generazione

    francescamoro

  49. Maestrale

    scuote e taglia la vela
    solleva il legno
    tra gorghi e aria

    indifferente frantuma
    anime e corpi
    sulle taglienti scogliere

    disperde cibo gratis

    per saccheggiatori che
    guatano in attesa

  50. La fanciulla e la morte

    - Mi dispiace ma sei troppo bella.
    disse la morte alla fanciulla.
    Iniziò cosi a rubarle pezzi di vita
    giorno dopo giorno, mese dopo mese.
    Il colpo fu duro quasi devastante
    lei si sentiva sola e impotente
    ma quando la voce si sparse tra la gente,
    dame e cavalieri le si strinsero intorno.
    Maghi e fate vennero invocati
    e tutto si fermò.
    Il sole smise di riscaldare,
    la luna smise di brillare,
    gli uccelli smisero di cantare,
    persino la terra si ribellò
    e si rifiutò di girare.
    Gli dei della natura sorpresi
    da tanto clamore scesero a controllare.
    Come poterono non essersi accorti
    che il destino si era scagliato
    contro la creatura che loro stessi
    al mondo avevan donato.
    Ma contro la morte, haimè
    neanche il loro intervento
    sortì alcun effetto.
    Quando essa si manifesta,
    ha già emesso il suo verdetto.
    Giunsero così a unanime conclusione:
    agire sulla ragazza e renderla più forte
    pareva essere l’unica soluzione.
    Da tutti fu circondata d’amore,
    sentendosi una regina ritrovò il sorriso
    e placò il dolore.
    Tutto intorno le appariva diverso
    il sole, la luna, le stelle,
    ora riprendevano senso.
    Attingeva energia da tutto l’universo.
    Finalmente il mondo riprendeva a girare.
    La partita è ancora lunga, dissero gli dei,
    pesca un’altra carta e continua a gioc

  51. La fanciulla e la morte

    - Mi dispiace ma sei troppo bella.
    disse la morte alla fanciulla.
    Iniziò cosi a rubarle pezzi di vita
    giorno dopo giorno, mese dopo mese.
    Il colpo fu duro quasi devastante
    lei si sentiva sola e impotente
    ma quando la voce si sparse tra la gente,
    dame e cavalieri le si strinsero intorno.
    Maghi e fate vennero invocati
    e tutto si fermò.
    Il sole smise di riscaldare,
    la luna smise di brillare,
    gli uccelli smisero di cantare,
    persino la terra si ribellò
    e si rifiutò di girare.
    Gli dei della natura sorpresi
    da tanto clamore scesero a controllare.
    Come poterono non essersi accorti
    che il destino si era scagliato
    contro la creatura che loro stessi
    al mondo avevan donato.
    Ma contro la morte, haimè
    neanche il loro intervento
    sortì alcun effetto.
    Quando essa si manifesta,
    ha già emesso il suo verdetto.
    Giunsero così a unanime conclusione:
    agire sulla ragazza e renderla più forte
    pareva essere l’unica soluzione.
    Da tutti fu circondata d’amore,
    sentendosi una regina ritrovò il sorriso
    e placò il dolore.
    Tutto intorno le appariva diverso
    il sole, la luna, le stelle,
    ora riprendevano senso.
    Attingeva energia da tutto l’universo.
    Finalmente il mondo riprendeva a girare.
    La partita è ancora lunga, dissero gli dei,
    pesca un’altra carta e continua a giocare.

    g.l.

  52. UMBRIA: SETTEMBRE “97

    UNA SCOSSA VIOLENTA,UN TREMORE IMPROVVISO

    TI COGLIE ALLE SPALLE TI SPEGNE IL SORRISO

    TI GUARDI INTORNO,LO SGUARDO PERPLESSO

    ANCORA NON CAPISCI CHE COSA E’ SUCCESSO

    VEDI PER STRADA IL TUO MONDO DISTRUTTO

    TI RESTA SOLTANTO IL NERO DEL LUTTO

    TI SENTI IMPOTENTE TIMOROSO CONIGLIO

    QUANDO LEGGI IL TERRORE NEGLI OCCHI DI UN FIGLIO

    E PENSI AL FIENILE AL FORNO DEL PANE

    A QUELLA CATENA CHE HA UCCISO IL TUO CANE

    QUELLO CHE PRIMA ERA UN MONDO D’AMORE

    SI E’TRASFORMATO IN UN FILM DELL’ORRORE

    NON SENTI PIU’IL GELO CHE TI MORDE LA PELLE

    ANCHE SE IL TETTO E’UN CIELO DI STELLE

    SOTTO LA COPERTA STRINGI UN CUSCINO

    ASPETTI DI SAPERE QUAL’E'IL TUO DESTINO

    E INVOCHI IL TUO DIO LA SUA FORZA SUPREMA

    PERCHE’HAI PAURA E LA TERRA TREMA.

    g.l.

  53. Il suicida nella macchia

    Il suicida, per niente soddisfatto,
    guardò il proprio cranio fracassato:
    era questo che aveva voluto?

    Non era stato il suo scopo
    liberarsi da esattori e da idioti
    con un cambio di scena?

    Da qualche parte arrivò uno scroscio di risa:
    aveva la stassa aria del giorno del suo matrimonio,
    e anche il giorno dopo.

    Non c’era modo alcuno di andare altrove,
    né altra diversione se non leggere una ad una
    le parole che i venti a caso gli portavano

    Nella macchia dove era steso il suo corpo:
    una pagina con le notizie sportive di un anno prima,
    e il foglio spiegazzato di un compito di scuola.

    (Robert Graves)

  54. Minatori

    Vi fu un sussurro nel mio focolare,
    un sospiro del carbone,
    forse rimpianto per una terra antica
    di cui serbava ricordo.

    In ascolto attesi una storia di foglie
    e felci soffocate;
    boschi frondosi; e le vite furtive giù in basso
    prima che ci fossero i daini.

    Tra quel fuoco fantasmi di vapore potevano salire
    dal vecchio paiolo del Tempo,
    di quando gli uccelli ancora non facevano nidi l’estate,
    né gli uomini avevano figli.

    Ma i carboni bisbigliavano della loro miniera,
    dei lamenti là sotto
    di ragazzi dai sonni contorti, e di uomini
    convulsi in cerca d’aria.

    E vidi ossa bianche fra i tizzoni spenti,
    ossa senza numero;
    perché molti sono i cuori carbonizzati;
    e pochi ricordano.

    Pensai a quelli che scavarono nere buche
    di guerra, e morirono
    forando la roccia dove Morte ritiene
    vi si trovi invece la pace.

    Anni sereni s’assideranno comodi
    in camere d’ambra;
    stenderanno le mani, rallegrati dalla brace
    delle nostre vite.

    I secoli bruceranno i carichi immensi
    che ci fecero gemere,
    e quel calore assopirà palpebre sognanti
    fra note di dolci canzoni.
    Ma non sogneranno di noi, poveri figli
    sperduti sotto terra.

    (Wilfred Owen)


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