Vogliamo dedicare questo spazio a tutti coloro che amano, scrivono poesia, e che si trovano a visitare la nostra “città invisibile”, anche solo di passaggio.
Chi vorrà, potrà inserirne una o più, nello spazio sottostante dedicato ai commenti, avendo cura di indicare l’indirizzo e-mail ed il proprio nome.
Sceglieremo e leggeremo alcune di esse durante i reading che periodicamente organizzaremo. Potrete essere aggiornati su ogni inziativa, sul blog, nella pagina degli appuntamenti.
Ad maiora…
Le mie parole.
Le mie parole
sono fatte
dell’uggioso verso
del mare
si nutrono
di crepuscolo e
salmastro silenzio
quiete
alla notte bisbigliante
s’arrendono
ferme sulla soglia
più brevi
dell’ombra di farfalle
dissolte
a quest’alba
dal lento e vago
chiarore.
(F.A., 2007)
Da: francesco su Giugno 22, 2008
alle 7:49 pm
Miracolo
Miracolo
è ogni mattina aprire gli occhi,
respirare,
ed avere ancora voglia di giocare.
C. F. 2008
Da: Chicco su Giugno 22, 2008
alle 7:54 pm
Ultimo frammento.
E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì. E cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra
[ raymond carver ]
Da: francesco su Giugno 24, 2008
alle 4:59 pm
Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
[ Vincenzo Cardarelli ]
Da: Chicco su Giugno 25, 2008
alle 11:01 am
Ascolta il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
E’ fatta di ombra e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c’è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.
Alda Merini
Da: frankie su Giugno 25, 2008
alle 8:39 pm
Se potessi
raccontare senza rincorrere il pensiero sfuggente
l’incanto di una sera passata a mirare il tramonto
e le emozioni che esplodono dentro
quando lo avverto tornare
…descriverei quel qualcosa
che non ha nome e che dimora dentro di me
per mettere in luce il remoto ingabbiato
dalla velocità del pensiero
… griderei la rabbia di un cuore spaccato
costretto a piegarsi alla logica imposta
dal comune sentire che
ha inghiottito il tramonto e fatto traballare la luna
[ Paolina Carli ]
Da: Chicco su Giugno 29, 2008
alle 7:11 pm
Fummo umani
Inconsapevoli delle umane debolezze
Stupiti per l’incanto di un travolgente Tutto
Angosciati per il nulla eterno.
Eppure Ogni tramonto un’alba al risveglio
Ogni giorno un saluto al nuovo giorno
e una speranza.
Dove andiamo umani inconsapevoli?
Dove le nostre fragilità ci condurranno?
Quando i nostri figli adulti ci daranno altri figli,
La nostra vita sarà tutta lì.
Lì, capiremo che ne è valsa la pena!
ellepizeta
Da: Loriana su Luglio 13, 2008
alle 12:43 am
grazie Chicco per aver postato la mia poesia “Se potessi”
paolina
Da: Paolina Carli su Luglio 15, 2008
alle 7:25 pm
Paolina, è una bellissima poesia non mi devi ringraziare.
Ti vogliamo bene.
Chicco e Daniela.
Da: Chicco su Luglio 16, 2008
alle 12:30 pm
Grazie
A chi mi ha insegnato l’amore,
e a chi l’indifferenza;
l’odio è un sentimento troppo forte
che ancora nessun grazie mi nasce dal cuore.
A coloro che nutrono la mia grande passione,
di raccontare mai stanchi,
tengono acceso il fuoco della mia illusione.
A chi mi ha dato senza voler nulla in cambio,
ed alla vita,
la quale mi ha insegnato che il dolore da la giusta misura
al valore dell’amore.
All’amico che credevo di avere,
ed a quello che non sapevo o non volevo vedere.
A colui che ha fatto di me l’uomo che sono,
ed a lei che ho nel cuore, e mi ha donato la vita
della qual voce mai dimenticherò il suono.
C.F. 2007
Da: Chicco su Luglio 18, 2008
alle 10:25 pm
*
Accade talvolta
che il cielo
nasconda i sospiri
di Dio
quando la sabbia finissima
dell’unica verità
ci sfugge
tra le mani.
Le mani ferite
da schegge d’amore
non sgorgano
il sangue dei tuoi anni.
Allora la poesia
diventa
canto del cuore.
Francesco A.
(Da “Orme sparse di poesia”)
Da: frankie su Luglio 19, 2008
alle 4:01 pm
Chicco, molto bella la tua paoesia, non me la ricordavo.
F.
Da: frankie su Luglio 19, 2008
alle 4:02 pm
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perchè con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perchè sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale
Da: Chicco su Luglio 25, 2008
alle 11:21 pm
Astrazione
Mi muovo nell’astrazione di nuovi concetti
e scopro d’essere dominata dalla cultura
che colleziona ignoranza
(Paolina Carli 06)
Da: Chicco su Luglio 31, 2008
alle 11:10 am
Il Profeta
Non dimenticate mai quanto la terra goda a sentire i vostri piedi nudi
E quanto il vento abbia voglia di giocare con i vostri capelli
Non sondate le profondità della conoscenza in voi con asta o scandaglio
Perché il vostro io è infinito e sconfinato mare.
Gibran Kahlil Gibran (“Il Profeta”, XVII: La conoscenza, e X: l’Abito)
Da: Geppo il folle su Luglio 31, 2008
alle 11:23 am
Nessun verso, ma una poesia in forma di sillogismo:
*Dio solo sa cosa voglia dire viaggiare in treno con questo caldo;
*Io so che cosa voglia dire viaggiare in treno con questo caldo;
ergo
*Io sono Dio.
Da: Yankele su Agosto 17, 2008
alle 1:32 pm
Ce n’è uno più famoso – anche se molti credono erroneamente che l’autore sia Vinicio Capossela, che cita Tom Waits.
L’amore è cieco.
Dio é amore.
Ray Charles è cieco.
Dunque, Ray Charles è cieco.
Uniamo i due sillogimi e vien fuori che io sono Ray Charles – oppure che Dio sa che cosa voglia dire viaggiare in treno con questo caldo.
Da: Yankele su Agosto 17, 2008
alle 1:36 pm
(errata corrige: la conclusione del secondo sillogismo è “Ray Charles è Dio”.
Purtroppo il caldo fa commettere errori di battitura anche all’Infallibile).
Da: Yankele su Agosto 17, 2008
alle 1:45 pm
Non credo che la poesia sia scritta per essere letta, e in quel caso serve una tecnica sicura per non far scoppiare la bolla di sapone.
Però alcuni poeti hanno scritto per la declamazione: Ginsberg, ad esempio, e forse anche Whitman.
Di sicuro c’è Majakovskij, che per ma si presta ben bene per un reading(la butto lì).
Il prologo di “Flauto di vertebre” del 1915 (data importante, se si considera che M. si suiciderà nel ‘30) nella traduzione del milite culturale Renato Poggioli:
A voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
icone serbate dall’anima dentro i suoi antri,
in un brindisi alla vostra salute,
alzo il cranio traboccante di canti.
Mi chiedo ancora ed ancora
se non sia meglio mettere il punto
d’un proiettile all’essere mio.
Oggi io darò
per l’appunto
un concerto d’addio.
Raduna, o memoria,
del cervello dentro il vestibolo,
le femmine amate in lunghi filari.
D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
Travesti la notte in antichi sponsali.
travasa di corpo in corpo il tuo gaudio.
Che questa notte sia memorabile.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.
Da: Yankele su Agosto 31, 2008
alle 1:31 pm
Per me va bene. Proponilo al prossimo incontro, magari portando altre poesie, non credo potranno esistere problemi nel pensaqre assieme ad un eventuale “reading” in merito.
Da: Chicco su Settembre 1, 2008
alle 12:53 pm
Hiroshima
Hiroshima, dagli spettri vaganti
respira morte immatura, brucia
nella mano infernale di Moloch.
Dopo la notte, l’alba inorridisce
dietro cortei di bare,
nel grigiore d’ospedali sonanti
di lamenti, di anatemi,
nel cosciente spavento del mondo.
Rallegratene, o Genio umano!
Raimondo Piredda, Iglesias 1945.
Da: Chicco su Settembre 7, 2008
alle 8:33 pm
Cera (out of the depths of sorrow).
Sono le cose che hai detto in silenzio
le cose che ancora non sai come dire
le tracce lasciate su un vetro bagnato
sono i rumori del mare
che cambia e non cambia e per sempre si muove
come il continuo aspettare
che resti o non resti
che possa cambiare.
Da: Anonimo su Settembre 9, 2008
alle 11:08 am
Tavolette Morali
IV
Una sciabola un po’sciocca
Col revolver litigò
E finì col dirgli: “tocca
Questa lama e tacerò!”
A costei che lo contrasta
Con sì stolta vanità,
Il revolver disse: “tasta
Queste palle, e zitto là!”
Morale
Ragazze, non scherzate
Con l’armi caricate
Olindo Guerrini. Da “Rime di Argia Sbolenfi” Bologna, 1899
Da: Chicco su Settembre 9, 2008
alle 8:20 pm
Sensazione
Nelle sere blu estive andrò per i sentieri
punto dal grano, l’erba fine calpesterò:
ne sentirò, sognante, il fresco sotto i piedi.
E lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Non dirò una parola, non penserò a niente:
ma l’amore infinito invaderà il mio spirito
ed io, come uno zingaro, me ne andrò via,
lontano
nella Natura, lieto come con una donna.
A. Rimbaud – Marzo 1870 -
Da: Chicco su Settembre 25, 2008
alle 9:59 pm
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Eugenio Montale
da Ossi di seppia
I limoni
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara-amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.
Da: ellepizeta su Ottobre 10, 2008
alle 9:27 pm
Non è una poesia, ma mi fa piacere regalarvi questo scritto su
Lo spirito poetico
Forse un tempo eravamo tutti poeti. Lo spirito poetico è sinonimo di spirito pacifico, di integrità, di umanità nel senso più profondo.
Una società senza poesia è una società dal cuore inaridito, senza speranza, vuota.
Coltivare lo spirito poetico nella nostra vita, significa nutrire di speranza il futuro della terra.
Lo spirito poetico fa parte di ogni impresa umana e permette di percepire con l’intuito l’infinito legame che lega il singolo essere umano a tutti gl altri e all’Universo.
Poeta è chi dà voce a questa realtà interiore. Tutti dobbiamo essere poeti per salvare il mondo.
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Ogni essere umano è un microcosmo. Vivendo qui sulla terra respiriamo i ritmi di un univeso che si estende infinitamente al di sopra di noi. Quando tra questo vasto cosmo esterno e l’universo umano interiore sorgono armonie risonanti, è nata la poesia.
Forse un giorno tutti erano poeti in un intimo dialogo con la natura. In Giappone la collezione Man’yoshu conteneva poesie scritte da persone di tutti i generi, quasi tutte firmate “poeta sconosciuto”. Queste poesie non eran scritte per consegnare il proprio nome alla storia, ma scaurivano sulla carta come da una fonte inarrestabile del cuore, quasi avessero una vita propria.
Passando da persona a persona, da un cuore a un altro cuore superavano i confini di spazio e tempo.
Lo spirito poetico si ritrova in ogni imresa umana.Può vibrare nel cuore di uno scienziato alla scoperta di qualche verità. Quando lo spirito poetico vive tra noi, anche gli oggetti non appaiono come semplici cose e i nostri occhi vengono attratti verso una realtà spirituale più intima.
Un fiore non è solo un fiore. La luna non è solo un ammasso di materia che vaga nel cielo. Guardando intensamente un fiore o la luna possiamo percepire con l’intuito l’indescrivibile legame che ci lega al mondo.
In questo senso i bambini sono poeti per natura, dalla nascita.
Tenendo caro e nutrendo il loro cuore poetico , consentendogli di crescere, potremo condurli da adulti nel regno della scoperta sempre nuova. Dopotutto non esistiamo solo per soddisfare i nostri desideri. La vera felicità non sta nel possedere di più, ma nell’approfondire l’armonia con il mondo. Lo spirito poetico ha il potere di “accordare” e ricollegare e ricollegare un mondo discordante, diviso. I veri poeti non si piegano, affrontano i conflitti e le complessità della vita. Una ferita inflitta a chiunque, ovunque, angustia l cuore del poeta.
Poeta è chi offre alla gente parole di coraggio e di speranza, cercando una prospettiva – un gradino pù in giù o più in su – che renda tangibili le realtà spirituali costanti nelle nostre vite.
La segregazione razziale e l’apartheid è stata un crimine gravissimo contro lumanità. Le spade affilate della parola hanno avuto un ruolo determinante nella resistenza e nella lotta a questo male.
Mbuyieseni Osvald Mtshali è un poeta africano che ha combattuto contro l’ingiustzia dell’apartheid usando come arma la poesia. Scrive: . Nelson Mandela lesse le poesie di Mtshali quando era in prigione, traendone energia per portare avanti le sue battaglie.
Il poeta brasiliano Thiago de Mello, celebrato come il paladino dell’Amazzonia, ha subito l’oppressione da parte del governo militare. Sul muro della cella dove venne imprigionato trovò dei versi incisi da un detenuto che era stato lì prima di lui. . Erano parole di una sua poesia.
Durante il caos e il vuoto spirituale che seguì la disfatta del Giappone nella seconda guerra mondiale, come molti altri giovani della mia generazione ricavai un enorme incoraggiamento dalla lettura di Foglie d’erba(Leaves of Grass) di Walt Whitman. La traboccante libertà del suo spirito mi colpì come un fulmine di empatia.
Ora più che mai abbiamo bisogno della voce fragorosa ed eccitante della poesia. Abbiamo bisogno del canto di pace del poeta, dell’esistenza condivisa e reciprocamente solidale di tutte le cose. Abbiamo bisogno di risvegliare lo spirito poetico dentro di noi, l’energia giovane di vita e saggezza che ci fa vivere nel modo più pieno. Tutti devono essere poeti.
Un antico poeta giapponese scrisse: < Le poesie
nascono come diecimila foglie di parole dai semi del cuore della gente<.
Il nostro pianeta è sfregiato e compromesso, il suo sistema di vita a rischio di collasso. Dobbiamo fare ombra e proteggere la terra con ‘Foglie di parole’ che emergono dalla profondità della vita. La civiltà moderna sarà sana solo quando lo spirito poetico riguadagnerà il suo posto legittimo.
Daisaku Ikeda
Da: ellepizeta su Ottobre 10, 2008
alle 10:23 pm
Oh Capitano! Mio Capitano! (Walt Whitman)
Oh Capitano! Mio Capitano!
il nostro duro viaggio è finito,
la nave ha scapolato ogni tempesta,
il premio che cercavamo ottenuto,
il porto è vicino,
sento le campane,
la gente esulta,
mentre gli occhi seguono la solida chiglia,
il vascello severo e audace:
ma, o cuore,
cuore,
cuore!
gocce rosse di sangue dove sul ponte
il mio Capitano giace caduto freddo morto.
O Capitano! Mio Capitano!
alzati a sentire le campane;
alzati – per te la bandiera è gettata
- per te la tromba suona, per te i fiori, i nastri,
le ghirlande –
per te le rive di folla per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te;
ecco Capitano!
Padre caro!
Questo mio braccio sotto la nuca!
E’ un sogno che sulla tolda sei caduto freddo, morto.
Il mio Capitano non risponde,
esangui e immobili le sue labbra,
non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà,
la nave è all’ancora sana e salva,
il viaggio finito,
dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta;
esultate rive, suonate campane!
Ma io con passo funebre cammino sul ponte dove il Capitano giace
freddo,
morto
Da: Chicco su Ottobre 21, 2008
alle 6:16 pm
O poesia poesia poesia
O poesia poesia poesia
Sorgi, sorgi, sorgi
Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.
Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche
Guizza nello scatto e nell’urlo improvviso
Sopra l’anonima fucileria monotona
Delle voci instancabili come i flutti
Stride la troia perversa al quadrivio
Poiché l’elegantone le rubò il cagnolino
Saltella una cocotte cavalletta
Da un marciapiede a un altro tutta verde
E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram
Silenzio – un gesto fulmineo
Ha generato una pioggia di stelle
Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso
In un mantello di sangue vellutato occhieggiante
Silenzio ancora. Commenta secco
E sordo un revolver che annuncia
E chiude un altro destino
( Dino Campana, dai Notturni)
Da: Geppo il folle su Ottobre 23, 2008
alle 12:02 pm
I poeti son poeti perché scrivono poesie
fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie
quei concorsi col salame, con la medaglietta d’oro
hanno il vizio di spiegarti che i poeti sono loro.
P.Bertoli-G.Brandolini
Da: Chicco su Novembre 21, 2008
alle 10:43 am
Al mio Amore
Luna, sei così distante
che non riuscirò mai a toccarti,
eppure quando splendi nel cielo,
anche le stelle più brillanti
si fanno da parte,
lasciandoti sola,
luminosa protagonista
delle mi notti insonni….
…..Amore, lontana mille chilometri,
ci separa il mare.
la tua voce, da un telefono,
non mi può più bastare,
è per questo che oggi
il mio cuoe ha imparato a volare.
g.l.
Da: Guido su Dicembre 11, 2008
alle 4:33 pm
correzione:
delle mie notti insonni
g.l.
Da: Guido su Dicembre 11, 2008
alle 4:34 pm
Bella Guido…molto evocativa e mi piace l’accostamento tra le due distanze, luna ed Amore, cosi differenti eppure altrettanto irraggiungibili in quel momento. Mi piacerebbe se potessimo trovare un poco di tempo per scambiarci qualche impressione sulla poesia. Pertanto…al prossimo incontro.
Da: Chicco su Dicembre 11, 2008
alle 6:19 pm
Carissimi che bel sito!
Mi presento con questa poesia che è una delle prime che ho scritto.
Il mare e la bambina
L’inesorabile sbattere delle onde
modifica la roccia,
la scolpisce, la modella.
La bambina, con la vestina gialla, il fiocco stretto in vita,
l’immagine del sole appena visto, negli occhi,
guarda il mare
e vi proietta quell’immensa luce.
É solo un attimo…
E dopo è solo luce
luce che rischiara e scalda il mare
e la bambina è solo acqua…
Lisa 10/07/2003
Ringrazio Chicco che mi ha fatto conoscere questo sito.
Da: Lisa Manelli su Gennaio 4, 2009
alle 1:21 pm
Donna bambina
Nella fioca luce di una pallida velata luna
dentro un bidone arde un fuoco scintillante
scaldar le mani fa dall’invernale gelo
a una figura che pare una bambina
con un maglione che fino alle ginocchia scende
i tacchi alti ne slancian la figura
nella penombra pare una già matura
complice il trucco di donna già vissuta
m’al chiaror del fuoco senza aver vista arguta
capisce al volo ch’è poco è ancor cresciuta
un faro illumina il suo mostrar la merce
per barattarne l’affitto per mezz’ora
vien bistrattato quel corpo martoriato
non ha riguardo colui che l’ha affittato
il gioco è suo per mezz’ora l’ha pagato
poi l’adolescente ritorna al suo bidone
ad aspettare il prossimo bestione
per soddisfare le sue voglie sporcaccione
fino al mattino la poverina agogna
spegnendo ardori di gente senza cuori
con quell’acerbo corpo da bambina
che con le barbie potrebbe ancor giocare
ritorna a casa assonnata e stanca
piangendo pensa che a lei qualcosa manca
malgrado gli agi la sua psiche arranca
fors’era meglio quando le dolea la pancia
per le contrazioni degli stimoli di fame
piange a dirotto si sente troppo sporca
gli vien la voglia di aprire quella porta
scappare via e dir chi se ne importa
se torno ancora agli stimoli di fame
ma poi pensando a quei non remoti tempi
desiste e toglie quel pensiero dalla mente
socchiude gli occhi e pian piano si addormenta.
La sera sta di nuovo a si truccare
e al suo bidone si accinge a ritornare
ed aspettare il mattino nella agogna
e gli orripellenti uomini indecenti
che con i loro soldi stroncan sogni adolescenti.
Da: Pietro Garritano su Gennaio 26, 2009
alle 6:13 pm
L’amore impossibile
Pur senza ripudiare il mio intero passato
per te vent’anni dopo vorrei esser nato
mi luccicavan gli occhi vedendoti apparire
scrollandomi di dosso pene e stenti quotidiani
quei naturali movimenti di te invaghir man fatto
qual regale portamento d’imperial regina
mi ribolliva il sangue facendomi ammattire
si diradav la nebbia,
rimirare i tuoi occhi luminosi
che in cuor mio è di casa quando non ci sei
indicibile son le grazie
dell’aspetto tuo soave
la chioma tua dorata :
un filone di miniera
l’elastica siluette :
una corda di violino
i pomelli delle guancie
un’attraente calamita
avea fatto in me rinascere
tumultuosi sentimenti
creduto ormai assopiti,
lungi d’essere destati
poss’or solo rimembrare
un flash ormai sfocato
un ricordo vero? Un sogno?
Non so identificare
quel bacio che mi hai dato
nell’atto del tuo addio
se un di io rivedessi
il tuo faccino sorridente
potrei allora dire grazie
ora posso anche spirar.
Da: Pietro Garritano su Gennaio 26, 2009
alle 6:26 pm
Sogno d’amore
Ti piace molto la gente
senza mai giudicarla
ci stai in compagnia
con la tua simpatia
di micina ammiccante
ma mai assillante
il dialogo è garbo
del borgo il fraseggio sconosci
l’intelletto palesi
e nello stagno non specchi
le giunoniche forme
e del tuo viso l’aspetto.
Sei padrona di te
non fai gesti confusi e impulsivi
il tuo ego è distante
dal voler apparire costante.
Disdegni quei parties
di gente in visone
adori i falò
nelle notti d’estate all’addiaccio
con balli sfrenati
al chiaror della complice luna
ed il sole sorgente aspettare
vicino al falò quasi spento
lo so che tu esisti
ma non so più dove cercarti
da quando quel giorno sparisti nel nulla
pur se mai mia eri stata
ne fisicamente ne sentimentalmente
questa è la croce
che mi porto addosso
non per tua colpa
ma perché stolto io sono
che m’ero invaghito
di un candido fiore
che mai coglierà.
Da: Pietro Garritano su Gennaio 26, 2009
alle 6:34 pm
Resti
di povere illusioni,
attese…
noi ci osserviamo
occhi di luna, riflessi antichi.
La gente intorno:
sopraffazione
sguardi distratti, vuoti
emozioni
sensazioni
paure
no!
Solo certezze
animano illusoriamente vite apparenti
fondate nella solitudine di un figlio
su cui gettare aspettative
colpe.
Non ti vedo ogni giorno
il tuo gelo è,
per me,
soltanto fisico
come questo luogo che condividiamo senza passione,
come la gente che vi transita distrattamente
per un ricambio qualsiasi,
un arrivederci
un addio.
Da: Claudia su Febbraio 9, 2009
alle 8:44 pm
Saltare da un tasto all’altro,
dall’inchiostro nero
al rosso porpora
occhi come fondali marini
ricoperti da meraviglie inafferrabili,
velluto disteso in pieghe
che brillano alla rugiada del mattino
pensiero solitario
amore lontano
lontano
essere ubriachi di fantasia
non conoscere il proprio destino
annaspare nel fango
in cerca di un sogno
amore vero
il pensiero vola verso te
è un miracolo
e tu non lo sai
tutto è apparenza
tappeti pregiati
palazzi bianchi nel contrasto di giardini curati
affondare nell’oblio del domani
che non ha certezze.
Tramonti di luce oscura,
albe aggrappate alla luna.
Solo noi possiamo cercare
una piccola via
guardare alle cose semplici,
morire ogni giorno un poco
alle parole e agli sguardi intorno
e continuare ad osservare lontano
lontano
distese di grano dorare al sole
fremere al vibrare della terra
respirare al ritmo del vento
e sorridere,
anche solo per un attimo.
Da: Claudia su Febbraio 9, 2009
alle 8:52 pm
PIOGGIA (Ad Eluana)
Come nuvola dispersa,
in attesa del vento,
hai sfiorato
i ritagli del tempo
modulando
dolori nascosti.
Tra le ombre
dei lupi
hai riversato
i semi del niente
dimenticando
le stelle
nei cimiteri del deserto.
Adesso sei
pioggia assoluta
e brilli
nelle parole dimenticate
dei tuoi passaggi d’estate.
Claudio Moica©
Da: claudio moica su Febbraio 12, 2009
alle 2:14 am
Le ultime sette poesie sono davvero molto belle ed emozionanti, grazie ad i poeti che hanno deciso di dare visibilità ai loro sentimenti tramite il nostro blog.
Da: Chicco su Febbraio 15, 2009
alle 12:52 pm
Poeti futuri (Walt Whitman)
Poeti futuri! Oratori, cantori, musicisti futuri!
Non l’oggi mi può giustificare e chiarire chi sono,
Ma voi, stirpe nuova, atletica, schietta, continentale,
maggiore d’ogni altra conosciuta,
Sorgete! Spetta a voi giustificarmi.
Io non scrivo solo una o due parole per indicare il futuro,
Non avanzo che un attimo, per poi voltarmi e
Riaffrettarmi nel buio.
Io sono un vagabondo che non si ferma mai, che getta a Caso uno sguardo su di voi e storna il viso,Lasciandovi il compito di analizzarlo e definirlo, Da voi aspettandosi cose più importanti.
Da: Chicco su Febbraio 15, 2009
alle 12:58 pm
è buio intorno, nella testa
ricordi che siamo stati piccoli anche noi?
ricordi? quando non eravamo lontani lo eravamo di più
a colpire sono più bravo di te
quanto tempo
quanto maledetto tempo versato
quanto ne perderò
quanto siamo uguali, non capirci è stato un attimo
“non guardare al passato con rabbia”
le lacrime offuscano la vista
ma la mela è sempre lì
che strana luce, è tutto più chiaro
dove sono io?
voglio stare solo.
che strano film, colori sbiaditi, pomeriggi
fa che il sole non tramonti, ti prego
che bello tu sia qui con me
è vergogna o orgoglio?
ma hai mille bocche come il passato ora
eravamo piccoli ricordi? lo sei stato e non lo diresti
e non potevamo essere altro che noi
i giochi sono cresciuti, noi no
io c’ero e tu c’eri, posso contare su di te,
mi terrai la mano, ti seguo, la pagheremo per questo, lo sai
ma sarà lucido il ricordo, e ci farà sorridere ora
se ne avremo il coraggio, non ne abbiamo mai avuto
attraverseremo ancora
e ce la farà pagare per arrivare fino ad oggi
perchè quello che scorre in te, scorre in me
è un pianto silenzioso, è dentro
grida senza voce
il buio è mio fratello ora
sono ancora piccolo, lo sai
ti sto chiamando ma non puoi saperlo
e l’hai sempre saputo
Da: Paolo su Febbraio 25, 2009
alle 11:06 pm
occhi sbarrati
piccola non avrei mai voluto farti questo
sorrisi vecchi, passati
mai più, mai più fino alla fine
soltanto oltre lo saprò
saprò come è andata avanti la tua vita
amaro in bocca, scende come nebbia un sentimento
e mi sento triste e perso
piccola non avrei mai voluto farti questo
mai avrei vouto spegnere il tuo sorriso
piove su entrambi adesso
passano veloci le foto di te, di noi
passano che più non le conto
occhi sbarrati, sguardo fermo
silenzio tutt’intorno, non c’è più nulla da dire
non c’è più nulla da ascoltare, nessuno da far sorridere
non c’è un porto sicuro in cui riparare, nessuno con cui parlare
come lama passa dentro
taglia, lacera.. il dolore non ha un grido
solo silenzio
silenzio e occhi sbarrati
piccola mia non avrei mai voluto farti questo
ancora occhi pieni, capelli, stringo il pugno
silenzio
penso alla vita, cosa c’è più in la?
chi mi farà attraversare il fiume?
fare è la risposta, fare, fare, fare, fare, maledetto fare
fermo
dimmi cosa c’è nel mio futuro
tu ridi, io muoio
piccola non avrei mai voluto farti questo
mai avrei voluto ucciderti
non ero io
mai avrei voluto lasciarti sola
mai avrei voluto…
e il mio grido non ha voce
il mio pianto non ha lacrime
solo silenzio
piccola mai avrei voluto farti questo
mai, credimi
Da: Paolo su Febbraio 25, 2009
alle 11:08 pm
è quasi l’alba
spero che quando il sole sorga tu sia accanto a me
c’è tutto un giorno che ci aspetta oltre la collina
ma ora è buio intorno, è notte
ma cosa diavolo cerchi? sono qui e non lo sai ancora
in quanti occhi dovrai tuffarti ancora per capirlo?
ma non capisci che io sono qui da sempre
ti guardo
ti sento
da sempre
sono nata solo per te
nel mio destino c’è scritto il tuo nome
fermati rallenta e capirai
guarda per un attimo solo il cielo sotto il quale corri
quanti marciapiedi, panchine, metropolitane, orologi ancora
a cosa diavolo serve?
ma ancora non capisci?
Sai che io sono io
e nessun altro
non mi troverai mai negli altri
perchè io sono qui
tu lo sai
devi solo capirlo
devi solo avere il coraggio di guardare dritto il sole negli occhi
la verità ti renderà cieco
ma allora guardare non ti servirà più a nulla
perchè avrai la comprensione
e non ci sarà bisogno di niente altro
perchè di null’altro c’è mai stato bisogno
hai visto che bel sole oggi?
Da: Paolo su Febbraio 25, 2009
alle 11:08 pm
Dolce il sole oggi, caro il vento, amico
ha il tuo sorriso
sorridi ancora, ti prego
odio cio che sento, non è vita
“i bei fiori non possono inaridire senza un motivo”
ma so che puoi ascoltarmi
come acqua le mie lecrime, nella terra,
nel vento di un pomeriggio di febbraio
la sponda è vicina, graffia pure il mio braccio, stringilo, spezzalo
ora questo giorno avrebbe un altro colore
nero invece,
ma tu sorridi, ti prego
la sublime dolcezza di un ricordo è leggera
leggera
leggera
è silenzio
Ma rimane un saluto
sorridi ancora, per me, ti prego
chitarra latina suona il mio nome
hai bisogno di me
ma ora che ho bisogno di te
mi distrarrà la vita
e tornerai ancora a trovarmi
fra i giorni distratti
e non sei più tornata
Da: Paolo su Febbraio 25, 2009
alle 11:13 pm
Anche oggi una bellissima sorpresa…grazie Paolo, chiunque tu sia.
Da: Chicco su Febbraio 26, 2009
alle 9:44 am
si… scusate se non mi sono presentato…
Da: Paolo su Marzo 2, 2009
alle 5:41 am
Ichnusa
Venduta la tua sardità
per briciole di carasau
imbevute di sangue fraterno
dentro bisacce straniere
senza più suono
tace il campanaccio privo di batacchio
e’ “su crapu mannu” viaggia solitario
altre “launeddas” – attraggono
le pecore allo sbando
nuovi rasoi avranno
carne da macello per riscatti
briganti di nuova generazione
francescamoro
Da: Francesca Moro su Marzo 8, 2009
alle 8:17 pm
Maestrale
scuote e taglia la vela
solleva il legno
tra gorghi e aria
indifferente frantuma
anime e corpi
sulle taglienti scogliere
disperde cibo gratis
per saccheggiatori che
guatano in attesa
Da: Francesca Moro su Marzo 8, 2009
alle 8:36 pm
La fanciulla e la morte
- Mi dispiace ma sei troppo bella.
disse la morte alla fanciulla.
Iniziò cosi a rubarle pezzi di vita
giorno dopo giorno, mese dopo mese.
Il colpo fu duro quasi devastante
lei si sentiva sola e impotente
ma quando la voce si sparse tra la gente,
dame e cavalieri le si strinsero intorno.
Maghi e fate vennero invocati
e tutto si fermò.
Il sole smise di riscaldare,
la luna smise di brillare,
gli uccelli smisero di cantare,
persino la terra si ribellò
e si rifiutò di girare.
Gli dei della natura sorpresi
da tanto clamore scesero a controllare.
Come poterono non essersi accorti
che il destino si era scagliato
contro la creatura che loro stessi
al mondo avevan donato.
Ma contro la morte, haimè
neanche il loro intervento
sortì alcun effetto.
Quando essa si manifesta,
ha già emesso il suo verdetto.
Giunsero così a unanime conclusione:
agire sulla ragazza e renderla più forte
pareva essere l’unica soluzione.
Da tutti fu circondata d’amore,
sentendosi una regina ritrovò il sorriso
e placò il dolore.
Tutto intorno le appariva diverso
il sole, la luna, le stelle,
ora riprendevano senso.
Attingeva energia da tutto l’universo.
Finalmente il mondo riprendeva a girare.
La partita è ancora lunga, dissero gli dei,
pesca un’altra carta e continua a gioc
Da: guido su Marzo 27, 2009
alle 1:23 am
La fanciulla e la morte
- Mi dispiace ma sei troppo bella.
disse la morte alla fanciulla.
Iniziò cosi a rubarle pezzi di vita
giorno dopo giorno, mese dopo mese.
Il colpo fu duro quasi devastante
lei si sentiva sola e impotente
ma quando la voce si sparse tra la gente,
dame e cavalieri le si strinsero intorno.
Maghi e fate vennero invocati
e tutto si fermò.
Il sole smise di riscaldare,
la luna smise di brillare,
gli uccelli smisero di cantare,
persino la terra si ribellò
e si rifiutò di girare.
Gli dei della natura sorpresi
da tanto clamore scesero a controllare.
Come poterono non essersi accorti
che il destino si era scagliato
contro la creatura che loro stessi
al mondo avevan donato.
Ma contro la morte, haimè
neanche il loro intervento
sortì alcun effetto.
Quando essa si manifesta,
ha già emesso il suo verdetto.
Giunsero così a unanime conclusione:
agire sulla ragazza e renderla più forte
pareva essere l’unica soluzione.
Da tutti fu circondata d’amore,
sentendosi una regina ritrovò il sorriso
e placò il dolore.
Tutto intorno le appariva diverso
il sole, la luna, le stelle,
ora riprendevano senso.
Attingeva energia da tutto l’universo.
Finalmente il mondo riprendeva a girare.
La partita è ancora lunga, dissero gli dei,
pesca un’altra carta e continua a giocare.
g.l.
Da: guido su Aprile 15, 2009
alle 9:05 pm
UMBRIA: SETTEMBRE “97
UNA SCOSSA VIOLENTA,UN TREMORE IMPROVVISO
TI COGLIE ALLE SPALLE TI SPEGNE IL SORRISO
TI GUARDI INTORNO,LO SGUARDO PERPLESSO
ANCORA NON CAPISCI CHE COSA E’ SUCCESSO
VEDI PER STRADA IL TUO MONDO DISTRUTTO
TI RESTA SOLTANTO IL NERO DEL LUTTO
TI SENTI IMPOTENTE TIMOROSO CONIGLIO
QUANDO LEGGI IL TERRORE NEGLI OCCHI DI UN FIGLIO
E PENSI AL FIENILE AL FORNO DEL PANE
A QUELLA CATENA CHE HA UCCISO IL TUO CANE
QUELLO CHE PRIMA ERA UN MONDO D’AMORE
SI E’TRASFORMATO IN UN FILM DELL’ORRORE
NON SENTI PIU’IL GELO CHE TI MORDE LA PELLE
ANCHE SE IL TETTO E’UN CIELO DI STELLE
SOTTO LA COPERTA STRINGI UN CUSCINO
ASPETTI DI SAPERE QUAL’E'IL TUO DESTINO
E INVOCHI IL TUO DIO LA SUA FORZA SUPREMA
PERCHE’HAI PAURA E LA TERRA TREMA.
g.l.
Da: guido su Aprile 15, 2009
alle 9:07 pm
Il suicida nella macchia
Il suicida, per niente soddisfatto,
guardò il proprio cranio fracassato:
era questo che aveva voluto?
Non era stato il suo scopo
liberarsi da esattori e da idioti
con un cambio di scena?
Da qualche parte arrivò uno scroscio di risa:
aveva la stassa aria del giorno del suo matrimonio,
e anche il giorno dopo.
Non c’era modo alcuno di andare altrove,
né altra diversione se non leggere una ad una
le parole che i venti a caso gli portavano
Nella macchia dove era steso il suo corpo:
una pagina con le notizie sportive di un anno prima,
e il foglio spiegazzato di un compito di scuola.
(Robert Graves)
Da: Chicco su Aprile 18, 2009
alle 9:35 pm
Minatori
Vi fu un sussurro nel mio focolare,
un sospiro del carbone,
forse rimpianto per una terra antica
di cui serbava ricordo.
In ascolto attesi una storia di foglie
e felci soffocate;
boschi frondosi; e le vite furtive giù in basso
prima che ci fossero i daini.
Tra quel fuoco fantasmi di vapore potevano salire
dal vecchio paiolo del Tempo,
di quando gli uccelli ancora non facevano nidi l’estate,
né gli uomini avevano figli.
Ma i carboni bisbigliavano della loro miniera,
dei lamenti là sotto
di ragazzi dai sonni contorti, e di uomini
convulsi in cerca d’aria.
E vidi ossa bianche fra i tizzoni spenti,
ossa senza numero;
perché molti sono i cuori carbonizzati;
e pochi ricordano.
Pensai a quelli che scavarono nere buche
di guerra, e morirono
forando la roccia dove Morte ritiene
vi si trovi invece la pace.
Anni sereni s’assideranno comodi
in camere d’ambra;
stenderanno le mani, rallegrati dalla brace
delle nostre vite.
I secoli bruceranno i carichi immensi
che ci fecero gemere,
e quel calore assopirà palpebre sognanti
fra note di dolci canzoni.
Ma non sogneranno di noi, poveri figli
sperduti sotto terra.
(Wilfred Owen)
Da: Chicco su Aprile 18, 2009
alle 9:47 pm